martedì 27 luglio 2010

Alla festa dell'Unità di iRS: è di rigore l'italiano

Vi segnalo, se ancora non l'avete letto, l'articolo di Roberto Bolognesi nel suo blog


iRS è entrato nel salotto buono della Cultura, quella che conta e non sa di pecorino (leggi lingua sarda), grazie alla sua festa di Cagliari. Oggi un grande articolo del principale quotidiano sardo, “Carta, penna e pecorino”, ha sdoganato il movimento indipendentista e lo ha accolto nelle sue pagine dove, appunto, non circolano gli “imitatori di grammatica”, i sardo parlanti secondo Dante. Non so se è un dazio pagato coscientemente o una convinzione, ma i padroni di casa hanno accolto gli ospiti, scrittori in italiano, assicurando che per un sardo scrivere nella propria lingua o in italiano è un falso problema.
Tanto falso che infatti solo gli italo parlanti e italo scriventi sono stati invitati da chi progetta l'indipendenza nazionale della Sardegna. Il perché sta in uno degli stilemi ripetuti allo sfinimento per autoconvincersi e per convincere altri sulla inanità dello scrivere in sardo: “Forse qualcuno mette in dubbio la fisionomia irlandese di Joyce perché racconta in inglese i suoi Dublinesi?” (Frase di Omar Onnis nella lezione del giornalista). A cui fa seguito il teorico di iRS Franciscu Sedda, questa volta virgolettato: «realizziamo una buona volta l'indipendenza così i nostri romanzieri potranno scrivere di quel che gli pare» senza sembrare “disimpegnati”, senza che nessuno li accusi di essere “indifferenti” così come nessuno sgrida Carofiglio o Lucarelli se non si interrogano sulla propria italianità”.
Immagino che necessità di sintesi abbia tradito il pensiero del Sedda. Ma se così non fosse, se si trattasse davvero di una frase compiuta, espressione di un pensiero lungamente meditato, chiederei ai tanti amici di iRS che si sono fatti un culo a tressette per valorizzare la lingua sarda che si stanno a fare con una persona che, non conoscendo il sardo, invece di studiarselo lo irride. I presenti alla festa avranno condiviso l'altro ospite, quel libraio che ha proposto di “cancellare lo stesso concetto di letteratura sarda”, d'accordo con altri ospiti della festa dell'Unità di iRS, uniti nel cantare L'Internazionale?
Chiedo ai tanti indipendentisti che, magari in silenzio, sopportano tanto dileggio: l'indipendenza che state proponendo ai sardi può essere questa parodia di società? Una repubblica delle banane, snazionalizzata, in cui conta solo l'economia come in qualsiasi defunta democrazia popolare?

97 commenti:

Manuel ha detto...

si stava parlando di letteratura ed è stato detto che da quel punto di vista il problema della lingua è falso, e così è (esempio Joyce)

gli autori invitati parlano e scrivono il sardo. quello vero di casa loro, non quello inventato (lsc)

a parte che non sai cosa sia uno stilema, con la sua battuta Sedda non ha affatto irriso la lingua sarda ma chi, forse come te, non si capacita di come possa esistere una letteratura sarda che non sia scritta in sardo (rivedi Joyce)

infine il libraio Patrizio Zurru della libreria Piazza Repubblica di Cagliari, non ha affatto detto quello che citi tu! ha detto che il suo obiettivo è valorizzare gli autori per la bontà delle opere e non per la loro "sardità", in quel senso non dovrebbero essere messi nello scaffale della letteratura sarda, ma in quello della letteratura buona!

non preoccuparti per gli indipendentisti, la maggior parte non sta appresso alle banane avvelenate che lanci, gianfrà ;)

zuannefrantziscu ha detto...

Spero che il libraio smentisca L'Unione, perché da lì ho preso la frase.
Quanto al resto, fai pure le tue doverose difese d'ufficio. Ne ho sentito di peggiori

mario ha detto...

Le radici culturali di questo atteggiamento che si fa linea politica sono abbastanza chiare .
Quando IRS dichiara il suo non nazionalismo che diventa italianismo cioè a favore della nazione italiana e quindi assimilazionista ( naturalmente nulla contro la nazione italiana in quanto tale , sto parlando dello scontro fra il nazionalismo sciovinista italiano e quello sardo libertario che resiste )diventa logico eliminare la lingua sarda quale segno distintivo ed identitario della nazione sarda.
Viene anzi teorizzata l'identità senza lingua sarda.
Il non nazionalismo (sardo) di IRS e l'antinazionalismo conseguente origina dalla visione stalinista, o meglio dalla pratica stalinista.
Il NAZIONALISMO, come categoria totalmente negativa, è stato per decenni l'obiettivvo stalinista per purghe e persecuzioni delle nazionalità o per coloro che avrebbero voluto una URSS veramente federalista. Di pari passo andava la russificazione delle nazionalità diverse dalla russa.
Ciò dipende dal fatto che la cultura di IRS, almeno quella che fa linea ideologica sembra impastata col peggior cascame della sinistra post comunista italiana.
Non sorprende poi se si osserva l'intero impianto organizzativo e propagandistico che ricorda i gruppetti comunisti che contestavano il PCI ma che facevano parte delo stesso album di famiglia.
Di questa famiglia conseva l'antisardismo viscerale e di conseguenza l'antiautonomismo.
Non basta mettersi il cappello dell'indipendentismo se poi si è contro la lingua sarda.
Ciononostante i militanti di iRS vivono una contradizione esplosiva, si avvicinano al nazionalismo, alla lingua sarda e a tutto ciò che ne consegue.
Si entusiasmano, leggono e studiano. Basta guardare oltremare,a Barcellona, per capirel'importanza della lingua e di un percorso unitario fra i nazionalisti e riformista.
Credo che IRS si svilupperà ancora e non è un male, ma se non raddrizzerà la barra sulla questione della lingua imploderà o diverrà un satellite organico dei postcomunisti antisardi.
Questi,che programmano da sempre la sostituzione del sardismo,fannno come i paguri, si apprpriano della conchiglia indipendentista ma il nuovo inquilino è comunista e se non lo è più è senz'altro nazionalista italiano e colonialista.
Paguros..

Manuel ha detto...

io ho riportato i fatti, sono andato a Festa Manna per curiosità verso il movimento iRS

mi pare che sei un pochino appena avvelenato...chissà cosa ti hanno fatto?

Manuel ha detto...

mario se irs fosse assimilazionista/italianista perché chiederebbe l'indipendenza?

dillo al SudAfrica che non potevano avere l'indipendenza senza una sola lingua! 11 lingue ufficiali!! tra le quali, ohibò, l'inglese!!!

ma daiiiiii...fissati assurdi state perdendo tempo

elio ha detto...

Unas cantu percuntas a chie totu at partecipadu a sa Festa manna.
Abbarrendhe in su campu de sas limbas ammmudigadas, e prite sa Euskera la faedhana sos Bascos, in logu issoro, a lacana de Ispagna e Franza? E prite su Gaelicu lu faedhana sos Irlandesos e sos Iscotzesos? e, pro la fagher curta, prite su Sardu lu faedhan in Sardigna?
Preguntas tontas, chena de cabbale!
Tandoro respundie: sos Romanos tian a aere conchistadu s'imperiu chena de su latinu? (mirae ca igomo, a i-custas idas, non bi nd'at piusu impèrios de conchistare, mancu chin s'ingresu).
Ite 'ozo narrere? Su Sardu est una limba 'neoromanza', ono? cumente su Frantzesu, s'Ispagnolu, s'Italianu(?), su Rumenu e gasie.
E prite nd'est bessiu giustu ininoghe e non in Lingua d'Oc dae nue b'est 'essiu s'Ocitanu o in s'ater'ala de subra, inue est naschida sa limba d'Oil?
Ma b'inde 'olet de passentzia: prite onzi populu isvilupat su faedhare suo secundhe s'istoria chi l'est capitada e su caminu chi at fatu dae prinzipiu.
Dae prinzipiu? Dae candhu s'est formadu, tandho? dae candho s'est formadu in onzi cosa chi lu pertocat finas intro sas intragnas? finas dae cando est resessidu una sola cosa?
E no est chistione de ogor birdes e pilos brundos, e' chistione chi ti podet facher conchistare un'imperiu; si tenes cussa, de limba, si nde tenes un'atera, nono, (torro a narrere, de chi nono m'an a mutire iperialista, non simus pensandhe a facher s'impèriu sardu, ohi, ohi).
Est pagu cosa sa limba? S'una o s'atera est sa matessi cosa? Non mi la credo, a onzunu sa sua e diat cura a la defendhere.

elio ha detto...

Eh, un partito politico non fa letteratura, la usa e non può accusare potenziali elettori di non capire quanto, esso partito dice o fa. Dica meglio e faccia meglio.

zuannefrantziscu ha detto...

@ Manuel caro, hanno fatto molto, quei dirigenti: hanno dato una speranza. E in loro non c'è più. Ma hai ragione, perché prendersela con loro? Basta trattarli come i dirigenti dei partiti italiani, con cui mica ti metti a polemizzare sulla lingua sarda?

Grazia Pintore ha detto...

Appo cumpresu ite ha nau Elio.Bravo Signor Elio ad aver risposto ,agli antisardi,im limba.Ma queste persone,un pò strane,diciamolo,la sanno parlare la lingua sarda o no? Indipendesti di che?C'è qualcuno di voi, più saputo ,che può spiegare a questi signori com'è bella la lingua sarda? IRS? Direi meglio AS.

Manuel ha detto...

ma qual è la speranza? se è quella di imporre il sardo e cancellare l'italiano è una follia. altrettanto lo sarebbe inventare una nuova lingua (lsc) e fare lo stesso.
se invece si parla di ufficializzare il sardo con tutte le sue varianti (almeno principali) come lingua della nuova nazione sarda, assieme all'italiano, su questo saremmo d'accordo. e mi sembra che iRS pensi a questo.

Manuel ha detto...

@grazia
se avete identificato il nemico (antisardo) in quelli che non comprendono la bellissima lingua sarda mi dispiace per lei ma forse state andando un pochino oltre

Manuel ha detto...

p.s. a proposito di smentire l'Unione, non c'è niente da smentire, basta leggere l'articolo per intero: http://formaparis.splinder.com/post/23067791/carta-penna-e-pecorino

p.p.s.: magari era meglio se ci venivate a festa manna prima di scriverne...

Bobore Bussa-Massajos ha detto...

Ciò dipende dal fatto che la cultura di IRS, almeno quella che fa linea ideologica sembra impastata col peggior cascame della sinistra post comunista italiana

No isco chie est su geniu chi iscrivet custa cosa ma mi paret prus ischiu de Bomboi.
Zuannefrantzì, no isc pro ite ti dolet gai custa cuestione de iRS chin su sardu, fat'istat chi a doluy mannu non resesso a legher in custas rigas de su blog cussideros politicos. Paret chi a bortas t'irmentiches chi su bonu de sos ativistas de iRS est pesau e creschiu in italianu e pro medas su sardu est unu disizu, comente un'orfanu chi disizat de aere una mama.
Si calicunu de bois fi istau a sos dibatidos aiat cumpresu e intesu comente est manna sa capatzidade de custa zoventude de "rielaborare" su cuntzetu de natzione e namus puru de natzionalismu. Ma est prus fatzile a picare sas frichinias dae sos zornales imbetzes de si sedere una machina e falare a casteddu e interbennere comente bene posias fachere tue e carc'ateru in su forum.
Ma no est nudda, connoschimus sa comunicatzione tua e si biet chi mezus de gai non si podet fachere in custu blog.
Mancu at sensu de contare inoche ite fachen cussos zovanedos italianizaos chi nas tue in sos tzentros de elaboratzione, fintzas cussu de sa limba natzionale, podes dimandare a paola alcioni chi fit in cue a intendere.
Non ti preocupes Gianfrà, chi su movimentu e sa cuestione de sa limba creschet e creschet bene in iRS chi tue e ateros mancu nd'azes idea. Ribu mudu trazadore namus nois. Duncas daze cara ca sa currente bos che podet codiare puru... ah ah ah
chin salude
bobore bussa

Davide Casu Artista ha detto...

Direi che il problema sta in un incredibile ossimoro:
indipendentisti non nazionalisti??? una cosa senza senso alcuno, dove le lingue minoritarie sarde, mica il sardo salo, descrivono il percorso storico-antropologico di una nazione, e non solo di una associazione statuale a base economica solo...
iRS,ripeto, deve necessariamente imparare ad ascoltare l'animo indipendentista facendosi voce delle istanze del mondo culturale e non. non può, invece, come del resto accade, pretendere, "stalinisticamente", di avviare la partica indipendentista nel segno di un ideologia prefabbricata che non tiene il punto di tutto un mondo di aspirazioni che loro intendono sintetizzare sommariamente...
è grave quello che succede sopratutto nell'ottica in cui, alla fine, il simbolo di questa identità debba essere solo un simbolo e niente più, esso pure assunto come verità fondamentale di regime!!! e non intendo esagerare

zuannefrantziscu ha detto...

@ Bobore Bussa
Bobo' non ponzas sa lachinza cun su madricadu. Tenzo istima manna pro su traballu chi seis faghende pro sa limba, apo sighidu sos dibatitos in su forum de iRS cun atentu mannu, mancari non mi siat cuntzèdidu de bi leare parte, pro sas utas postas.
Ma inoghe non so faeddande de sos giòvanos impinnados cun sa limba; so faeddande de su chi no est capitadu in sa Festa manna de Casteddu. Non fiat una festa de Santu Sidore, fiat una manifestatzione de un moimentu polìticu chi parat cara a su pòpulu sardu sa Weltanschauung sua in unu bene de domìnios. Apo criticadu custa e l'apo fata cun s'arrènnegu chi lis deghet a sos chi unu pensat a gradu de èssere in s'orizonte culturale e polìticu suo.
Apo bidu in su forum sa cuntentesa de medas pro s'importu dadu dae s'Unione a su dibatitu a pitzos de sa literadura. Tue pensas chi fiat istadu su matessi importu, si si fiat arresonadu pro nàrrere de sa literadura (chi b'est, e comente puru) in limba sarda? Deo penso pròpiu chi nono e chi su giornale nd'apat chistionadu ca, in fines, lassadas sas berbeghes e su casu berbèghinu (mira su tìtulu de s'artìculu), iRS s'est bene assentadu in s'aposentu bonu de s'ùnica cultura chi contat: s'italiana.
Pro su chi connosco a tie e a àteros amigos de iRS, isco chi no est custa sa perspetiva bostra. Ne m'ispantat sa defensa siat ite si siat de un'issèberu chi ischies isballiadu.
Mi diat cuntentare meda si custu dibàtitu podet dare una manu de azudu, pro minore chi est, a acontzare su càrrigu, sena isetare chi s'acontzet in caminu.

Grazia Pintore ha detto...

Signor Manuel non credo di essere esagerata,se ci pensa un pochino,non le sembra assurdo fare un convegno sull'indipendentismo sardo escludendo"sa limba" dal convegno? Ci pensi, con obbiettività,e mediti.

Adriano ha detto...

Adriano Bomboi: Non è falso dire che esistono nazionalismi in cui la lingua non è l'elemento costitutivo essenziale. Ma è singolare che una cospicua minoranza linguistica come quella della Nazione Sarda trovi tanta indifferenza (anche nella politica che dovrebbe difenderla). Io stesso scrivo in italiano per 2 ragioni: per raggiungere il numero di utenti che comprendono più la lingua italiana ed anche perché il mio Sardo non è perfetto. Ma un movimento politico che ormai è arrivato a creare un appuntamento annuale che ha la capacità di attirare tanti giovani (e magari anche dei turisti estivi ...) non dovrebbe mai scordare di mettere in agenda i temi che costituiscono le fondamenta dell'identità locale. E la Lingua Sarda è uno di questi. Joyce insomma non è una giustificazione, ogni caso è a se. Quì abbiamo ancora un idioma e va valorizzato. Probabilmente la sottovalutazione dell'aspetto da parte di alcuni dirigenti di IRS è funzionale al livello medio d'età di IRS, nel quale molti giovani, come noi del resto, non hanno purtroppo buona comprensione del Sardo. Per Bobore e la sua affermazione sull'ischiu, regalo gentilmente un video sul folclorismo romanesco a contatto con i sapientoni nordici: http://www.youtube.com/watch?v=bclw7FINm08

Manuel ha detto...

a mio parere non credo proprio che "sa limba" sia stata esclusa meditatamente e volontariamente a esclusivo vantaggio italiano. semplicemente si parlava di letteratura e sono stati invitati 2 esponenti "di spicco" della nazione.

probabilmente per iRS la lingua non costituisce un fondamento dell'identità "locale.
probabilmente uno può essere sardo anche non parlando il sardo?
e questo non vuol dire che lo si voglia eliminare, anzi forse iRS sta studiando veramente come valorizzarlo e nella prossima festa manna magari ci sarà qualche invitato più adatto di questi ultimi due a trattare l'argomento

questo comportamento mi sembra migliore che non creare una specie di "riserva indiana" per "sa limba" ad ogni convegno di iRS che sfiori la letteratura, questa si sarebbe una presa in giro

sono anche convinto che se qualcuno avesse proposto all'organizzazione un nome in più ponendo il problema, non sarebbe rimasto inascoltato, forse però la diffidenza è forte da vincere?

Stefano Soi ha detto...

..Buonasera,
nonostante le mie numerose visite al Vostro sito non ho mai avuto il piacere di scrivere, questa volta però non ho resistito. Avrei desistito, dopo il commento di Bomboi che sa friggere più aria di Berlusconi, Soru, Artizzu, Maninchedda e Sanna messi insieme, però mi piacerebbe portare al Sig. ZuanneFrantziscu la mia testimonianza e fare, per capirci, una piccolissima precisazione. Sono in perfetto accordo con quello che hanno detto Manuel e Bobore (sarà che eravamo lì presenti ed eravamo molto attenti..) e mi permetto di aggiungere che nel corso delle relazioni Franciscu ha addirittura proposto di avviare un corso interno di Lingua Sarda (oltre agli elogi fatti nei confronti dei responsabili che relazionavano e intervenivano correttamente in lingua sarda e al rammarico espresso per non poterlo parlare con altrettanta scioltezza). Nel caso Il Sig. Pintore volesse serenamente dare il suo contributo può benissimo contattare il responsabile di quell'area, che mi sembra sia Nicola Cantalupo. Mi preme però chiedere al Sig. Pintore: Quanti anni ha?? Come mai le persone come me (34 anni) non parlano la lingua sarda?? Che senso ha la denigrazione sterile mentre la scomparsa della lingua sarda è un fenomeno che va avanti da decenni?? Io a dire il vero, quando sento parole come le sue, non penso ad una critica costruttiva, ma penso siano fuochi propagandistica per chissà quale partito che vede nell'indipendentismo moderno e progressista di iRS una minaccia. La lingua, io penso, passi attraverso due canali fondamentalmente. Uno è la famiglia e l’altro è la scuola. L’autonomismo/dipendentismo/unionismo/federalismo/ (e chi più ne ha più ne metta) ha corroso le basi e svilito a tal punto il nostro “vivere linguistico” che affinchè ci si innamori nuovamente si ha bisogno di una rivoluzione culturale a 360 gradi. E soprattutto si ha bisogno di persone che governino sentendosi e vivendosi serenamente sarde (e non italiane a singhiozzi, italiane speciali e altre degenerazioni) e che possano davvero lavorare per creare una nuova organizzazione scolastica (si informi sui TzdE e sulla Summer School che partirà fra breve) ed un nuovo modo di fare televisione (perché questa entra nelle case e nelle famiglie di tutti). Nel caso invece in cui lei sia preoccupato, e la sua analisi fosse manifestazione del dolore per la perdita della nostra lingua e identità, mi sento di rassicurarla. Stiamo già creando la Repubrica de Sardigna, e la lingua sarda la ristudieremo tutti. Non andrà persa, stia sereno.. Con sincera stima Stefano Soi

Grazia Pintore ha detto...

"La lingua non costituisce un fondamento dell'identità locale"Come si può accettare una simile osservazione?La verità forse è che i vostri genitori,come i miei,non vi hanno insegnato "sa limba" è questo il grande errore.Mi sembra la favola di La Fontaine "La volpe e l'uva"Io ho un gran rammarico di non sapere parlare il sardo e lo considero un grosso deficit.Conosco una persona che l'ha imparato,con grande forza di volomtà.in età adulta perchè ha capito,trasferendosi dalla toscana in Sardegna,che era essenziale parlare"sa limba";questo è l'unico vero problema.Come ci si può occupare dei problemi sardi senza parlare"sa limba"?Credetemi,le altre sono solo false giustificazioni,a mio parere.

Grazia Pintore ha detto...

Signor Soi,la prego, la imploro non mi paragoni Berlusconi a Soru,no questa bestialità non la posso accettare.Prima di fare certe affermazioni,la prego si informi sulla vita di questi due personaggi,poi,mediti,rimediti e,vedrà,non dirà più una simile nefandezza.Avevo promesso di non parlare più di Berlusconi ma questa è stata troppo grossa.

Adriano ha detto...

Purtroppo diversi membri di IRS sono affetti dalla classica sindrome della "moralità inversa": ufficialmente loro non attaccano nessuno, però singolarmente quando qualcuno fa una critica -in generale- ad IRS (quindi senza attacchi diretti a nessuno in particolare), troppo spesso replicano attaccando sul piano personale chi ha fatto la critica. In vari modi: sbeffeggiando, denigrando, accerchiando, qualcuno anche insultando, ecc. E questo ci da una misura di quanto in realtà alcuni comportamenti siano identici in tutto l'indipendentismo (ma non solo)... quando ci si sente fragili e scoperti. In fondo non è tutto negativo: è la prova che almeno in qualcosa dei Sardi riescono a fare squadra....- Bomboi Adriano

zuannefrantziscu ha detto...

@ Soi
Alla sua età non parlavo una sola parola di sardo perché anche a me non l'hanno insegnata in casa. Ora scrivo articoli e romanzi in sardo. Non sono particolarmente intelligente, ma come ho imparato il francese e l'inglese e un po' di spagnolo, ho imparato il sardo. Se ce l'ho fatta io, ce la possono fare tutti. Ci vuole solo volontà, facilitata dal fatto che lo si può benissimo fare stando con i sardo parlanti che, per fortuna, sono ancora la stragrande maggioranza.
Criticare iRS per la sua infelice Festa manna non significa fare il gioco di altri partiti: questa, mi perdoni, è la visione stalinista del chi non è con noi è contro di noi. Prima si esce da questa sindrome dell'accerchiamento e ci si mette in gioco, meglio è non solo per iRS ma anche per chi, come me, vede con simpatia la gran mole di giovani indipendentisti, ma ne teme lo spirito di setta, quello che impedisce vi vedere una critica qualcosa di diverso dall'attacco o dalla strumentale volontà di fare il gioco del nemico.
Con altrettanta stima

Davide Casu Artista ha detto...

penso che l'ultimo commento di Pintore racchiuda brillantemente, o meglio sintetizzi, il sentire comune di chi (io voto iRS) non riesce a vedersi all'interno di questa visione totalitaria dell'indipendentismo.
insomma, non si riesce a digerire che iRS debba avere una voce in capitolo su tutto lo scibile... questo spaventa perchè sotto si cela il pericolo di totalizzare il sentire di pochi sul destino di molti... e sopratutto rischia di di implodere in se per la sua incapacità di comprendere l'eterogeneità della sardità insita nella ricchezza poliedrica dell'uomo fronte al tema identitario...
spero, seppur andando di fretta di essermi spiegato decentemente.

saluti a tutti

Stefano Soi ha detto...

@ Sig. Pintore: "..Criticare iRS per la sua infelice Festa manna.." : Nessuno si sognerebbe mai di evitare critiche e soprattutto di non ascoltarle. Non sarà un caso che a Festa Manna ci fossero personalità politiche di varia estrazione. Si informi. A chi ha partecipato non è sembrata così infelice, magari avrebbe fatto meglio a viverla anche lei..

"..lo spirito di setta.." Sig Pintore la setta è una società i cui principi sono riservati a pochi adepti che seguono un indottrinamento ed un leader, finalizzata al mantenimento ed al plagio delle persone che ne fanno parte impedendo loro ogni esternazione. E' infatti un circolo che si allontana dal vivere associato. Non le viene il dubbio che una marea di giovani ed intellettuali non siano pio così stupidi?? E che invece siano un po’ più sereni e liberi?? E soprattutto capaci di analizzare, ipotizzare, verificare e confrontare ciò che viene detto?? La smetta di offendere il suo popolo, non fa bene nè a lei nè a nessuno..

"i sardi che parlano il sardo sono la stragrande maggioranza.." Ma mi scusi, dove vive?? La prego di approssimarsi più serenamente ai dati emersi dalle indagini fatte in questi ultimi anni. Se vivessimo in una Repubblica di Sardegna lei potrebbe scrivere in cambogiano e il problema sulla letteratura sarda, è evidente, credo che neanche si porrebbe..

"visione stalinista": mi pregontu Sig. Zuannefrantziscu ki connoscit diaderus is principius de iRS o meglio la storia dello stalinismo. Dove il regime militare e di oppressione?? Quale la dittatura?? Ma lasciamo perdere che forse ha davvero poco senso.. Usate parole appuntite e le scagliate per fare male utilizzando categorie che proprio non esistono e sono delle vere e proprie sciocchezze storiche e morali..

@ Sig. Grazia: in maniera del tutto personale, vorrei precisare che ho solamente detto di quanta aria quelle personalità, grandi persuasori, riescano a friggere. Soru si presentò alle nazionali del 2004 dicendo: “Io non mi sono mai interessato di politica..” , aveva 40 anni e tutti lo applaudirono per dieci minuti.. Come vede lei un comportamento simile?? Ha detto le stesse cose Berlusconi, vendevano la propria immagine. Certe persone non sanno distinguere tra politica, formazione politica, conoscenza, merito e responsabilità e la gestione di una azienda, sindacalismo, clientelismo e apparenza mediatica.. O tradotto meglio: tra medioevo e modernità.. Che ancora si possa pensare che un uomo, investito di un'aurea imprenditoriale, possa salvare il nostro popolo è SCONVOLGENTE.. Totale ignoranza dei problemi e completo abbandono, inerzia, parassitismo, peso morto della storia, lassismo, in altre parole sentirsi italiani. Ecco cosa c'è dietro. Vivere in un concetto vuoto e inventato, indotto e malato, in termini diversi molta ignoranza e incapacità di mettersi in gioco onestamente e serenamente..

Con sincera stima.. Stefano Soi

Roberto Bolognesi ha detto...

Mi tocat a benner a su blog de ZF po poder discuter: pagu male.
A Joyce non bastat a lu tzitare. Diat esser mengius a nde ischire carchi cosa puru. E sigumente gente chi cosa de Joyce nd'ischit creo chi a sa festa manna de s'iRS bi nd'aíat, forsis non est unu "casu" (berbeghinu o no) ca l'ant tzitadu: "Il giovane Joyce leggeva troppi scrittori atei e non si occupava minimamente del movimento nazionalista irlandese. Non sembrava avere molto a cuore le sofferenze della madre terra Irlanda, che chiamava «la vecchia scrofa che mangia la sua figliata». Non aveva imparato il gaelico d'Irlanda."
http://archiviostorico.corriere.it/2004/giugno/16/Buon_giorno_Bloom_Ulisse_dei_co_9_040616070.shtml
Ma forsis seo deo chi so malinnu, comente e semper.
A dongi modu, a dongiunu su mestiere suo: deo manigio su strumbu...

Ithokor ha detto...

@Grazia Pintore: e tue proite no iscries in sardu tando ???
No asa mai iscritu una peràula e ti permitis de betare sas neghes a sos àteros… gai est meda fàtzile !
Deo ( “questi signori” chi naras tue) mi so de abberu segadu sos… a intèndere sèmper custas ofesas dae cuddos comente atie chi pontificant chentza nde aere cumpetentzia !
RISPETTU si nde chères ateretantu !!!
Giuseppe Ruiu

cristiana ha detto...

conferenza sulla letteratura!
la questione era improntata in un modo diverso.
uno scrittore sardo (ma vale anche per pittori, musicisti, attori ...) si sente in obbligo di "sardizzare la sua opera per guadagnare il riconoscimento di sardo e comunque, dai sardi, viene filtrato, analizzato, scannerizzato ... per verificarne l'appartenenza alla tribù. si discuteva di luoghi comuni e limba come prigioni. se la sardegna fosse una nazione riconosciuta i sardi non dovrebbero dimostrare di essere sardi. lo sarebbero e basta!
certamente non è responsabilità degli autori sardi e ne dei librai e tantomeno di festamanna 2010 se i sardoparlanti rischiano seriamente l'estinzione.
nata a cagliari nei favolosi anni 60 non ho mai parlato il sardo ne ho mai frequentato sardo parlanti. iRS èil movimento politico che raccoglie e attira una comunità giovanissima.
la politica si fa capire! e questo è il primo passo.
innamorarsi nuovamente di se stessi, della propria comunità, storia, lingua, tradizioni .. è il secondo passo.
etc etc si va per gradi, essere inclusivi (accoglienti)
ancora oggi sembra che sa limba sia una coosa più adatta ai musei che non alla vita, ai sentimenti, alle cose importanti.
questo blog è una delle tante testimonianze della difficoltà di farsi capire.
chi conosce iRS sa bene cosa studiamo, su cosa ci impegnamo, quanti centri di elaborazione ci sono e sopratutto a che livello. aperti a tutti ma ... bisogna avere il desiderio di metterci il naso e la felicissima festamannamannamanna di quest'anno ha permesso a tanti giovanissimi di annusare il profumo!
un abbraccio a tutti
cristiana velluti

zuannefrantziscu ha detto...

@ Soi
Ricerca sociolinguistica delle Università di Cagliari e di Sassari:
il 68,4% parla il sardo (o le altre lingue della Sardegna);
il 29% non lo parla ma lo capisce;
il 2,6% né lo parla né lo capisce.
Io vivo in questo mondo, lei continui a vivere pensando che quel che non sa non esiste.
Quanto al resto, la prego di leggere quel che scrivo e non quel che lei pensa abbia scritto. Poi, se vuole, ne possiamo riparlarne, serenamente e senza toni aggressivi.

@ Ruiu. Grazia ha scritto diverse volte il suo cruccio di esser emigrata da bambina e di non aver potuto imparare il sardo.

Ithokor ha detto...

Zuà, puru deo so nàschidu e crèschidu fora de Sardigna.
Cun sa limba apo fatu su chi as fatu tue ! ma su chi at nadu Grazia in su de unu post sou non si podet atzetare... AS... non si podet atzetare !!

Stefano Soi ha detto...

..Mi scusi ma Sig. Pintore che cosa dovrebbe dimostrarmi?? Le sembra la stragrande maggioranza?? E lei ritiene davvero sia quella descritta in quell'indagine del 2007 la realtà sarda?? Dove scuola, televisione, giornali e servizi tutti (+/-) parlano italiano?? Ma poi che fa, mi rimanda al suo curriculum?? Io invece non la rimando da nessuna parte, legga semplicemente i miei commenti e discuta su quello che ho scritto qui.. Con sincera stima Stefano Soi

Adriano ha detto...

http://www.sucuncordu.net/index2.htm Entrate in questo link. Copiatelo ed incollatelo sul vostro browser. Che cos'è? Il primo sito di IRS, quello che segna il passaggio da Sardigna natzione ad IRS da parte di Frantziscu Pala, Sanna, Sedda e Sale. Nella parte "Iscientzia" si parla addirittura di come le differenziazioni genetiche siano meno invasive, sul piano delle differenze, rispetto alla matrice linguistica. Nell'area "Libberos" invece c'è pure un link (poi svuotato) al noto libro di James Kellas: Nazionalismi ed etnie. Nel quale si parlava di nazionalismo sociale (anche detto civic or liberal nationalism), che sarebbe come quello scozzese, catalano, ecc. Non violento dunque ed inclusivo, ma capace, dove esiste, di valorizzare le sue peculiarità territoriali. Ed in Sardegna abbiamo pure la lingua. Insomma, nel nazionalismo di IRS dei primi anni c'erano tante buone premesse ma anche tanti rischi ideologici (connessi alla matrice marxista del passato, poi solo nominalmente superata). Non saprei dire però se l'approdo di tanti nuovi giovani nel movimento abbia contribuito a marginalizzare alcuni temi (proponendone altri, di etichetta, per dividere), oppure se il tutto sia comunque una scelta dei dirigenti proprio per attirare dei giovani che comunque (e non è una colpa) non hanno buona conoscenza di ciò che gli viene posto davanti. Da questo (credo) dipenda l'accusa di settarismo ad IRS. Insomma, il rischio italianizzazione del movimento IRS esiste (pur se questo rimane in una strategia politica autonoma da terzi partiti sardi) a carico della sua base. Ma anche questo è un prodotto di causa-effetto dell'assenza di riforme della Sardegna sul piano identitario: Nessuno ha mai riformato lo statuto, ergo non c'è alcuna vera autonomia finanziaria e storico-linguistica divulgata dalle istituzioni sarde. E' il prodotto della guerra tra autonomismo ed indipendentismo che è servita solo allo status quo. Così per racimolare giovani bisogna usare certe etichette, le quali però perdono di vista alcuni concetti e caratteristiche proprie della Nazione e parallelamente alimentano tensioni (pre-esistenti) costanti di avversione verso il sardismo ed altri movimenti (come SNI). Tutto ciò porta comunque all'immobilismo, quindi all'assenza di riforme. Perché con un solo target elettorale non si costruiscono di certo i numeri per fare riforme istituzionali graduali: né verso una nuova autonomia che punti a rimanere con l'Italia; né ad un'autonomia che possa comunque far maturare una sincera autoscienza che guidi all'autodeterminazione. Giustificare il mancato utilizzo del sardo da parte di chi paventa la guida culturale di un movimento indipendentista è grave, perché significa giustificare e consolidare politicamente quel processo di assimilazione all'italianità costruito negli anni (considerando soprattutto la fase fascista dal 1922 al 1945) e l'epoca "della vergogna" dagli anni '60 in poi. Ed è proprio il periodo in cui il PSD'AZ non aveva neppure una solida caratterizzazione indipendentista. Io spero che IRS (pur non condividendone appunto la linea politica, nonostante abbia riformato molti punti divulgati dal 2007 ad oggi) sappia chi sia e dove sta andando. Perché crescere per crescere non serve a nulla se si perde di vista la Nazione Sarda o se questa rimane solo su un vessillo arborense. Effetti indiretti del sedicente non-nazionalismo? Mah. - Bomboi Adriano

Manuel ha detto...

la lingua è solo un mezzo, trasporta la cultura che è in ciò che viene scritto.

oppure secondo voi in sudamerica la letteratura nazionale è portoghese o spagnola, negli USA è letteratura inglese e nel nordafrica è francese?

io vedo apertura in irs e cespugli di rovi avvelenati in molti difensori del sardo a tutti i costi, mi spiace

Davide Casu Artista ha detto...

stiamo parlando di due storie diverse manuel, enormemente diverse... loro purtroppo le loro lingue le hanno in parte già perse.
vogliamo fare noi lo stesso???
vedi che sono due cose diverse coppà!!!
e la lingua non è affatto un veicolo, è la dichtung di un popolo...

Roberto Bolognesi ha detto...

la lingua è solo un mezzo, trasporta la cultura che è in ciò che viene scritto.

la lingua è solo in mezzo, come tra due fette di pane, il mio prosciutto.

La lingua è solo mezza, per chi ne conosce una parte, e non il tutto.

la lingua è solo mozza, per chi ha gia perso il cazzo e fa lo struzzo.

Grazia Pintore ha detto...

Signor Ruiu,mi dispiace ma lei deve aver letto molto poco il blog di GFP, altrimenti non avrebbe detto certe cose:ho sempre scritto che mi dispiaceva non aver imparato il sardo sia perchè i miei genitori mi parlavano in italiano,sia perchè ad 8 anni ci siamo trasferiti a Firenze.Ho tanti,tanti difetti ma non credo di essere presuntuosa e proprio in questo blog ho sempre affermato di essere ignorante su tanti problemi discussi da persone più"sapute" di me; credo di potermi permettere di esprimere le mie semplici opinioni. Prima di esprimere giudizi(come fa lei)sulle persone sarebbe bene conoscerle .A nos biere

Grazia Pintore ha detto...

Signor Soi, Berlusconi e Soru sono tutti e due industriali ed allora? Hanno la stessa personalità,pacatezza,serietà? Personalmente penso che Soru sia un vero sardo, serio ed onesto mi dispiace non pensare la stessa cosa dell'altro industriale,ad ogni modo ognuno è libero di pensare come le pare;mi sembrava di averle scritto in maniera abbastanza ironica,mi dispiace se non mi sono fatta capire,mi scuso

Adriano ha detto...

Parlo per me, poi Gianfranco dirà la sua. Nel nazionalismo non c'è un elemento in particolare che fa la Nazione, per questo in molti nazionalismi non c'è la lingua (è un retaggio dell'imperialismo europeo). Ma questo può essere una giustificazione nei confronti di una Nazione che invece una lingua ce l'ha? Evidentemente nò. Se non abbiamo neppure la storia Sarda a scuola e l'unico collante territoriale dei Sardi sono i 4 Mori (che pure quelli si disconoscono...), allora che diavolo è questa Nazione Sarda che si vorrebbe ergere al rango di Repubblica? Le nazioni possono anche nascere artificialmente, nessuno lo nega. Ma allora se giustifichiamo il fatto che una cosa non serve, rinunciamo pure a tutto il resto...Invece tutto è importante. Io sono ottimista, un movimento come IRS che ha saputo crescere e sta lavorando per radicarsi nel territorio (nonostante PARECCHIE incongruenze ideologiche che lo attraversano) credo che non farà mancare in futuro dalle sue iniziative almeno un'angolo per la letteratura sardo-parlante. Perché piaccia o nò, è comunque una parte della nostra società, e non la si può trattare con indifferenza. - Bomboi Adriano

Manuel ha detto...

@adriano e agli altri
"la lingua ce l'ha", per voi è una e tutto quello che è fuori sembra non debba esistere, non è sardo, non è degno di esserlo
per me "le lingue ci sono" e vanno *tutte* salvaguardate, maggiormente quelle che ne hanno bisogno

quindi penso che voi dovreste posare l'ariete e bussare alla porta

@sig. bolognesi:
Quindi lei decide per gli irlandesi che Joyce non è irlandese perché non era nazionalista (ma autonomista convinto) e non conosceva il gaelico, fantastico!
(http://archiviostorico.corriere.it/2004/giugno/16/Buon_giorno_Bloom_Ulisse_dei_co_9_040616070.shtml)
<>

Peccato non abbia scritto Gente di Pabillonis..

E allora anche tutti questi non erano autori irlandesi perché non scrivevano in gaelico/irlandese: George Bernard Shaw, William Butler Yeats, Samuel Beckett, Jonathan Swift, Sean O'Casey, Oscar Wilde

Alcuni di loro in verità, pur trascorrendo la maggior parte dell'esistenza in Inghilterra erano considerati Irlandesi dagli Inglesi e Inglesi dagli Irlandesi. (Non vorrei che questo succedesse con i nostri cari Murgia, Fois, ecc...!) Swift, Goldsmith e Wilde sono infatti e a ragione considerati propri da entrambe le nazioni. Nel XIX secolo il processo di annullamento della lingua irlandese è sostanzialmente compiuto quando a partire dal 1830 ne viene proibito l'uso. La letteratura irlandese può essere sommariamente suddivisa in un primo periodo di produzione in lingua gaelica e in un secondo periodo in lingua inglese...ammesso che per voi ques'ultimo sia ancora letteratura irlandese, no?

Daniele Addis ha detto...

Bah, cerchiamo di fare ordine, perché qua la si sta buttando, non so quanto volontariamente, in un confronto tra gli strenui difensori della lingua sarda e i cattivi indipendeitsti che la vorrebbero eliminare per imporre l'italiano.

Io, sinceramente, la critica a festa manna per l'assenza della lingua sarda me l'aspettavo, però pensavo che finisse là. Legittimo che potesse non piacere il programma, per carità, non si è mai pensato di poter accontentare tutti. In iRS però si è sempre detto e sostenuto che la lingua è una ricchezza, quindi perderne una a vantaggio di un'altra è semplicemente stupido. Nessuno ha mai affermato che la lingua sarda si possa o debba perdere o abbandonare.

Però poi si è iniziati ad andare un po' oltre, secondo me, affermando che, visto che a festa manna il sardo era assente, allora pure nella futura repubblica sarda ipotizzata da iRS lo sarebbe stato, insinuando che si volesse imporre o proporre una sorta di indipendenza italianizzante, come se, quando si arriverà all'indipendenza, sarà il gruppo illuminato di iRS a stabilirne da solo le caratteristiche e non la società sarda che, come ha detto il sig. Pintore, per oltre il 60% parla sardo e molti altri lo capiscono... si è arrivato all'assurdo di affermare, un po' infantilmente secondo me, che allora non si è interessati all'indipendenza. Mi ha ricordato in quel momento gli indipendentisti comunisti vecchio stampo, quelli che l'indipendenza la volevano usare come un cavallo di Troia per imporre la loro utopica società ugualitaria, ma mi sarò sicuramente sbagliato.

La letteratura nazionale è una questione politica, mi pare che sostenga Bolognesi e pure Pintore. È vero, anche secondo me. Ora, facendo parte dello stato italiano, la letteratura prodotta in Sardegna è letteratura italiana, pure quella scritta in Sardo. Su wikipedia, in inglese, se digitate italian literature vi appare "Italian literature is literature written in the Italian language, particularly within Italy. It may also refer to literature written by Italians or in Italy in other languages spoken in Italy, often languages that are closely related to modern Italian."

Siccome la Sardegna, politicamente, appartiene all'Italia, la letteratura ivi prodotta, all'esterno, è considerata letteratura italiana. Poco gliene frega che sia scritta in sardo, friulano, siciliano o napoletano.
Capisco anche che un nazionalista possa rinunciare all'idea di vivere in futuro in una nazione indipendente se questa libertà, anche solo ipoteticamente, minaccia i suoi dogmi identitari... ma secondo una visione coerentemente non nazionalista la letteratura che viene prodotta in Sardegna o da sardi che in qualche modo ne sentono l'apparteneza, è letteratura sarda, che sia scritta o meno in sardo. Questo anche per il futuro, in una Sardegna indipendente, visto che non si ha certo l'intenzione di perdere una lingua che ora, in Sardegna, viene parlata e capita da tutti.

Buona notte

Roberto Bolognesi ha detto...

@ daniele addis: intervento chiaro nella forma e politicamente chiarissimo. Non lo condivido interamente, perché è solo una descrizione dell'esistente proiettata nel futuribile: non mi basta. L'iRS-o tu se vuoi-deve spiegare cosa intende per "Indipendenza", oltre il voler gestire in proprio un apparato burocratico-amministrativo-(repressivo?). Lo sventolamento di un vaghissimo "Sol dell'avvenire" non mi faghet arretare prus. E soprattutto, non riesco a capire che senso avrebbe una Sardegna indipendente non basata sulla lingua-cultura dei Sardi, fermo restando che l'italiano è parte integrante della realtà sarda: è semplicemente ridicolo star qui a ribadire una cosa che nessuno- NESSUNO-mette in discussione.
Su strumbu-a su chi paret-est funtzionende, ma galu non bastat.

@ Manuel: lieve schat, zeg wat jij wil, maar je kunt niet zeggen dat de taal waarin ik nu schrijf Sardijns is, ook blijf ik ongetwijfeld een Sard.
Joyce est abbarradu irlandesu, ma sa literadura sua est inglesa. Est s'Irlanda chi at sighidu a Joyce. Como ca s'Irlanda non tenet prus limba sua-su gaelicu est bellu che mortu-a mala ogia depes definire sa literadura irlandesa che cussa scrita dae sos Irlandesos. Tue cheres custu e custa est sa positzione politica tua. Deo non lu chergio e custa est sa positzione politica mia. Cale est sa positzione de s'iRS?
Toca faeddamus de politica, ca sinono sa literadura, a su postu de la definire, la semus iscriende.

Daniele Addis ha detto...

Interessante articolo che parla di letteratura nazionale e nazionalismo: http://arts.monash.edu.au/spanish/staff/sking-pubs-rosart7.pdf

Prende in esame il caso catalano.

Adriano ha detto...

Io posso solo ripetere quanto già detto con una postilla in conclusione per Gianfranco: nel mondo il nazionalismo non sempre fa ricorso alla lingua come strumento di rivendicazione politica. Ma questo non significa che dove ci sia, questa debba essere sminuita. In Sardegna c'è e quindi merita pari dignità tanto quanto l'italiano o l'inglese. Giusto ieri compilavo dei moduli in un ufficio pubblico e mi sono chiesto: "Ma perché diavolo bisogna compilarli solo in italiano? Perché non si predispongono dei moduli bilingue? Con le voci tipo: Città/Bidda, ecc". Joyce era un nazionalista irlandese. Fois non lo considererei un nazionalista Sardo datosi che apertamente sostiene il centralismo italiano. Poi se cambierà opinione è un suo diritto ed auspico che aderisca ad IRS con convinzione piuttosto che stare dietro alle braghe della sinistra italiana. Gianfrà, comprendo la difesa della lingua e la critica costruttiva ad IRS affinché ricordi per cosa si batte, ma attenzione che i teorici del falso non-nazionalismo adesso diranno che gli indipendentisti nel mondo non usano la lingua (ed anche quelli sono nazionalisti), mentre in Sardegna loro si definiscono "non-nazionalisti" e quindi accusano gli altri nazionalisti Sardi (che alla lingua ci tengono molto) di essere chiusi e retrogradi. Cosa che ovviamente non è. Le seg*e mentali insomma trovano sempre facile sbocco quando si antepone la bottega (il movimento) alla Nazione (che si dice di voler difendere). - Bomboi Adriano

Ithokor ha detto...

E no cara Grazia, non giri le frittate per cortesia ! Lei mi ha accusato (inquanto appartenente a iRS) di essere antisardo !! non è forse un giudizio questo ( e dei più offensivi che ci possano essere per uno come me ) ? e da quale pulpito deriva tale giudizio di antisardità ?

Giuseppe Ruiu

Daniele Addis ha detto...

Ora Bomboi, molto gentilmente, dopo aver fatto come al solito la vittima lamentandosi della cattiveria degli iRSiani non-nazionalisti nei confronti die nazionalisti, ci riporterà testo e link di un qualche comunicato in cui iRS rivolge questo tipo di attacco. Secondo il suo ragionamento se uno dice di non essere qualcosa, automaticamente sta attaccando quella cosa. Quindi se uno dice di non essere gay è automaticamente omofobo, oppure se dice di non essere di colore è automaticamente razzista… logico no?
A me dispiace che molti nazionalisti si sentano offesi da questa precisazione, ma alla fine, se non la si vuole accettare, il problema è loro visto che non ci penso nemmeno di definirmi nazionalista per far contento Bomboi che ogni volta grida allo scandalo e imbastisce processi sommari alle intenzioni. Ho capito che fa parte della sua cultura e sono ben contento di sottolinearne la differenza.

@ Bolognesi: iRS cosa intende per indipendenza lo ha già spiegato nei suoi documenti e nelle dichiarazioni ufficiali. È sostanzialmente piena sovranità attraverso la quale i sardi decideranno liberamente, senza dover chiedere il permesso o i soldi ad un altro governo, le proprie risorse economiche e culturali. Nessun sol dell’avvenire, semplice logica. Si commetteranno errori e possibilmente da essi si imparerà; vi potranno essere grossi fallimenti e piccoli successi o vice versa. Nessun successo garantito, anzi, l’insuccesso è garantito se si pensa che valga la pena provarci solo se si avrà la sicurezza di costruire una società perfetta e felice. Volete una Sardegna indipendente basata sulla lingua e sulla cultura sardi? A me sta benissimo, ma personalmente non ho la preparazione necessaria per garantire un risultato del genere, anche se sto cercando di documentarmi. Se volete quel risultato però vi conviene partecipare, coinvolgere le persone che come voi la pensano e confrontarvi e convincere chi la pensa diversamente. Se alla fine le vostre ragioni saranno più convincenti di altre allora la futura società sarda prenderà quella direzione, magari non esattamente come nelle vostre fantasie, ma avrete contribuito a costruirla.
Trovo anche io che sia ridicolo stare qua a mettere in discussione il fatto che l’italiano sia parte integrante della realtà sarda, così come il sardo. Il bello è che nessuno di iRS ha messo in dubbio l’importanza del sardo, quello lo ha dedotto il padrone del blog e gli altri che gli sono andati dietro sostenendo che la valorizzazione della lingua sarda non fosse tra gli obiettivi del movimento che, secondo loro, vorrebbe una Sardegna indipendente che parla esclusivamente in italiano.

Infine, secondo me, tra i motivi per cui molti movimenti indipendentisti hanno fallito o raccolto poco, sono i discorsi tipo “Che senso avrebbe una Sardegna indipendente ma non: comunista/socialista/egualitaria/ basata sulla lingua-cultura dei Sardi/industrializzata/agricola/ etc… ?”. L’indipendenza rappresenta il presupposto, il punto di partenza, per la costruzione di una società che meglio rispecchi le persone che vi vivono, non è il punto di arrivo. Partecipate e mettete le vostre competenze a disposizione della costruzione di un nuovo stato in Europa se siete indipendentisti, Se non lo siete continuate a sperare che lo stato italiano modifichi il proprio aspetto istituzionale di modo che la sovranità “necessaria” per la nazione sarda cali miracolosamente dall’alto in virtù del suo straordinario assetto federalista (il federalismo italiano, così come concepito, è francamente orripilante, ma magari si spera che da quell’obbobrio arrivino benefici per la Sardegna… mah).

Saluti

Daniele Addis ha detto...

Ora Bomboi, molto gentilmente, dopo aver fatto come al solito la vittima lamentandosi della cattiveria degli iRSiani non-nazionalisti nei confronti die nazionalisti, ci riporterà testo e link di un qualche comunicato in cui iRS rivolge questo tipo di attacco. Secondo il suo ragionamento se uno dice di non essere qualcosa, automaticamente sta attaccando quella cosa. Quindi se uno dice di non essere gay è automaticamente omofobo, oppure se dice di non essere di colore è automaticamente razzista… logico no?
A me dispiace che molti nazionalisti si sentano offesi da questa precisazione, ma alla fine, se non la si vuole accettare, il problema è loro visto che non ci penso nemmeno di definirmi nazionalista per far contento Bomboi che ogni volta grida allo scandalo e imbastisce processi sommari alle intenzioni. Ho capito che fa parte della sua cultura e sono ben contento di sottolinearne la differenza.

@ Bolognesi: iRS cosa intende per indipendenza lo ha già spiegato nei suoi documenti e nelle dichiarazioni ufficiali. È sostanzialmente piena sovranità attraverso la quale i sardi decideranno liberamente, senza dover chiedere il permesso o i soldi ad un altro governo, le proprie risorse economiche e culturali. Nessun sol dell’avvenire, semplice logica. Si commetteranno errori e possibilmente da essi si imparerà; vi potranno essere grossi fallimenti e piccoli successi o vice versa. Nessun successo garantito, anzi, l’insuccesso è garantito se si pensa che valga la pena provarci solo se si avrà la sicurezza di costruire una società perfetta e felice. Volete una Sardegna indipendente basata sulla lingua e sulla cultura sardi? A me sta benissimo, ma personalmente non ho la preparazione necessaria per garantire un risultato del genere, anche se sto cercando di documentarmi. Se volete quel risultato però vi conviene partecipare, coinvolgere le persone che come voi la pensano e confrontarvi e convincere chi la pensa diversamente. Se alla fine le vostre ragioni saranno più convincenti di altre allora la futura società sarda prenderà quella direzione, magari non esattamente come nelle vostre fantasie, ma avrete contribuito a costruirla.
Trovo anche io che sia ridicolo stare qua a mettere in discussione il fatto che l’italiano sia parte integrante della realtà sarda, così come il sardo. Il bello è che nessuno di iRS ha messo in dubbio l’importanza del sardo, quello lo ha dedotto il padrone del blog e gli altri che gli sono andati dietro sostenendo che la valorizzazione della lingua sarda non fosse tra gli obiettivi del movimento che, secondo loro, vorrebbe una Sardegna indipendente che parla esclusivamente in italiano.

Infine, secondo me, tra i motivi per cui molti movimenti indipendentisti hanno fallito o raccolto poco, sono i discorsi tipo “Che senso avrebbe una Sardegna indipendente ma non: comunista/socialista/egualitaria/ basata sulla lingua-cultura dei Sardi/industrializzata/agricola/ etc… ?”. L’indipendenza rappresenta il presupposto, il punto di partenza, per la costruzione di una società che meglio rispecchi le persone che vi vivono, non è il punto di arrivo. Partecipate e mettete le vostre competenze a disposizione della costruzione di un nuovo stato in Europa se siete indipendentisti, Se non lo siete continuate a sperare che lo stato italiano modifichi il proprio aspetto istituzionale di modo che la sovranità “necessaria” per la nazione sarda cali miracolosamente dall’alto in virtù del suo straordinario assetto federalista (il federalismo italiano, così come concepito, è francamente orripilante, ma magari si spera che da quell’obbobrio arrivino benefici per la Sardegna… mah).

Saluti

P.S. Mi sa che ho fatto casino con i commenti... se è doppio o triplo la prego di cancellarlo

Roberto Bolognesi ha detto...

Indipendenza punto di arrivo? No grazie!
Lo stato sardo come feticcio, ma poi? Poi si dovrà scegliere un'elite a guidarlo...
Come ha detto Giorgio Bocca all'indomani della liberazione del Vietnam: "Siamo pure contenti, ma non aspettiamoci niente. Ricordiamoci dell'Algeria."
Aveva torto?
L'indipendenza è come la "dittatura del proletariato": un bello slogan convincerci per sostituire un'elite con un'altra.
"Autodeterminazione"? Come? Con la democrazia assembleare? Come nell'Atene classica: tutti a votare in Piazza Giovanni XXIII?
Non nci capeus!
L'indipendenza passa per ciascuno di noi: indipendenza culturale innanzi tutto. Dimostratelo.
Quando vedrò che alla festa manna metterete in chiaro che NON È PROIBITO usare l'italiano (noi non siamo come gli Italiani), beh, allora vi prederò sul serio.

Adriano ha detto...

Vedi Addis? La tua visione è discutibile proprio per il ragionamento che facevi: gli indipendentisti vengono messi da una parte e si presuppone che questi (diversi dagli autonomisti) non attendano che lo stato si cali le braghe per concederci qualcosa. Come nazionalista il mio approccio è diverso da quella visione che punta a dividere e spiegare "cosa dovrebbe o non dovrebbe fare" un indipendentista. E' quel modo di procedere che ha sempre creato l'immobilismo. Nella mia idea di indipendentismo c'è la democrazia, e prendersi qualcosa piuttosto che attenderla invano significa fare le riforme. Non stare a crescere di poco ogni 10 anni attaccando -tra l'altro- le uniche forze politiche con cui in coalizione SI DEVONO fare riforme. Ma come si fanno le benedette riforme se gli indipendentisti in Sardegna (per via di una manifesta tara ideologica e culturale che arriva dal passato) non riescono a chiamare i centralisti col loro nome e non capiscono che serve un processo autonomista per far maturare le condizioni dell'autocoscienza territoriale? Non siamo in Catalogna o in Scozia: parlare di indipendenza senza però compartecipare al processo di costruzione amministrativa della sovranità serve solo ad aiutare proprio il centralismo. Il quale puntualmente diluisce nel nulla qualsiasi istanza territoriale. I territori dove c'è uno stato ed una minoranza linguistica (non riconosciuta come Nazione dallo stesso stato) nel quale la nazione diventa minoranza nel suo stesso territorio a favore dell'identità diffusa dallo stato...sono i casi delle nazioni a rischio di estinzione. Volete fare le riforme o stare tutta la vita a parlare di persone morte da tempo come Lussu e Bellieni finché la Nazione Sarda stessa sparirà? - Bomboi Adriano

zuannefrantziscu ha detto...

Il "padrone del blog" (Addis dixit) è felice di aver offerto uno spazio a questa discussione chiarificatrice. Pur sapendo che iRS non è tutta come appare qui in materia di lingua sarda (i silenzi sono eloquenti quanto le parole), quel che sta emergendo è uno spaccato della realtà. E questo è sempre una cosa positiva.
Anche se un brivido corre nella schiena del "padrone del blog". Nessuno lo aveva chiamato mai così e ora teme l'ira funesta di chi non ha che le catene da perdere.

Grazia Pintore ha detto...

Signor Ruiu,ha ragione,in effeti anche io ho espresso un giudizio un pò pesante e,le dirò,sono contenta che si sia offeso,perchè mi fa capire che lei ci tiene ad essere sardo,scusi la mia irruenza,la prego

Daniele Addis ha detto...

Al Sig. Pintore: "il padrone del blog" l'ho usato senza intenzioni dispregiative, chiedo scusa se è sembrato il contrario... :)
effettivamente suona piuttosto male, ma non era mia intenzione. Facciamo che sostituisco con "il sig. Pintore" o altrimenti scelga Lei la formula che più la fa trovare a suo agio.

@Bomboi: CVD, come al solito glissi quando ti vengono fatte domande precise.

Daniele Addis ha detto...

Aggiungo per Bolognesi che dice "Indipendenza punto di arrivo? No grazie!"

Infatti io ho detto esattamente il contrario, con l'indipendenza non si arriva, con l'indipendenza si parte. Arrivati lo siamo oggi con l'autonomia in un'Italia sostanzialmente bloccata e incapace.

L'idea di mettere a festa manna un cartello con su scritto "Non è vietato parlare l'italiano" a me piace. Spero che lo si faccia.

Su Teraccu ha detto...

@ Roberto Bolognesi
Capisco perfettamente il tuo stato d'animo, se non altro perché io stesso che non sono certamente nato indipendentista ho avuto le tue stesse perplessità, per questo ho rilanciato quel tuo articolo.
@ totus
Or dunque si parla di una festa, una festa di partito che ha messo tutti d'accordo: centro, destra e sinistra tutti o quasi contro iRS, ha unito anche archeologi più o meno fantastici, ognuno a dar botte per motivi più o meno pretestuosi.
A su mere, ma cale mere? Io amo dire che chi gestisce un blog o un forum est unu teraccu, duncas, a su mere la festa non è piaciuta perché non si sarebbe parlato di lingua sarda, forse è vero, ma per esempio c'è stata una pubblica dichiarazione d'amore dell'odiato Marcello Fois verso la scrittura in sardo, ma sopratutto a Festa Manna si è parlato in sardo, ognuno col suo, c'era il reggae e si è giocato a sa murra, si è bevuto sprite ma anche vino e birra, sul palco c'erano i senegalesi e anche Favata che due anni fa sul palco di santa Teresa aveva zittito il sindaco che lo invitava a imparare lu corsu e issu "..e deo faeddo su sardu!", grandi applausi.
Ora dico, cudducunnu (pardon), ma quante feste di partito e di gente si fanno in Sardegna? Di cosa si parla? In che lingua si parla? Chi le paga? Chi viene invitato?
Caro Roberto la frase che tu vorresti leggere: "NON È PROIBITO usare l'italiano (noi non siamo come gli Italiani)" per noi è pleonastica, anche perché chi aderisce ad iRS sa che noi NON siamo italiani anche se parliamo l'italiano e qualunque altra lingua senza farne motivo di divisione e/o di discriminazione.
Su mere paragona sprezzantemente Festa Manna alla Festa dell'Unità, forse che Pintore non è mai stato ad una Festa dell'Unità? Può darsi, ma cosa avevano di così abominevole? Io le Feste dell'Unità, me le ricordo da bambino, e ne conservo un bel ricordo come le altre feste paesane. Ma qual'è oggi un partito che può fare una festa senza che ci scappi una rissa o un accoltellamento? Quelli del PD litigano anche sul nome e su come devono salutarsi, quelli del PDL nemmeno ci pensano, non è clima! Per non parlare della galassia sardista autonomista. Irs ha fatto Festa Manna e tante festas minores, abbiamo discusso ci siamo divertiti è venuta un sacco di gente anche con idee diametralmente opposte e nessuno ha avuto niente da ridire, anzi! Possibile che ne parlino male solo quelli che non c'hanno messo piede, solo perché hanno letto qualcosa sulla stampa? Pensate un pò, a malti di noi non sembra vero che la stampa si sia accorta che esistiamo.
Dunque siete offesi perché volevate un invito personale? Beh non abbiamo soldi da buttare per queste smancerie, eravate e siete tutti invitati e benvenuti.

Ora permettetemi di salutarvi col saluto ufficiale della fiesta:
Saludu & Trigu e Zebraceronte bos-co.

Su Teraccu ha detto...

@ Roberto Bolognesi
Capisco perfettamente il tuo stato d'animo, se non altro perché io stesso che non sono certamente nato indipendentista ho avuto le tue stesse perplessità, per questo ho rilanciato quel tuo articolo.
@ totus
Or dunque si parla di una festa, una festa di partito che ha messo tutti d'accordo: centro, destra e sinistra tutti o quasi contro iRS, ha unito anche archeologi più o meno fantastici, ognuno a dar botte per motivi più o meno pretestuosi.
A su mere, ma cale mere? Io amo dire che chi gestisce un blog o un forum est unu teraccu, duncas, a su mere la festa non è piaciuta perché non si sarebbe parlato di lingua sarda, forse è vero, ma per esempio c'è stata una pubblica dichiarazione d'amore dell'odiato Marcello Fois verso la scrittura in sardo, ma sopratutto a Festa Manna si è parlato in sardo, ognuno col suo, c'era il reggae e si è giocato a sa murra, si è bevuto sprite ma anche vino e birra, sul palco c'erano i senegalesi e anche Favata che due anni fa sul palco di santa Teresa aveva zittito il sindaco che lo invitava a imparare lu corsu e issu "..e deo faeddo su sardu!", grandi applausi.
Ora dico, cudducunnu, ma quante feste di partito e di gente si fanno in Sardegna? Di cosa si parla? In che lingua si parla? Chi le paga? Chi viene invitato?
Caro Roberto la frase che tu vorresti leggere: "NON È PROIBITO usare l'italiano (noi non siamo come gli Italiani)" per noi è pleonastica, anche perché chi aderisce ad iRS sa che noi NON siamo italiani anche se parliamo l'italiano e qualunque altra lingua senza farne motivi di divisione e/o di discriminazione.
Su mere paragona sprezzantemente Festa Manna alla Festa dell'Unità, forse che Pintore non è mai stato ad una Festa dell'Unità? Può darsi, ma cosa avevano di così abominevole? Io le Feste dell'Unità, me le ricordo da bambino, e ne conservo un bel ricordo come le altre feste paesane. Ma qual'è oggi un partito che può fare una festa senza che ci scappi una rissa o un accoltellamento? Quelli del PD litigano anche sul nome e su come devono salutarsi, quelli del PDL nemmeno ci pensano, non è clima! Per non parlare della galassia sardista autonomista. Irs ha fatto Festa Manna e tante festas minores, abbiamo discusso ci siamo divertiti è venuta un sacco di gente anche con idee diametralmente opposte e nessuno ha avuto niente da ridire, anzi! Possibile che ne parlino male solo quelli che non c'hanno messo piede, solo perché hanno letto qualcosa sulla stampa? Pensate un pò, a noi non sembra vero che la stampa si sia accorta che esistiamo.
Dunque siete offesi perché volevate un invito personale? Beh non abbiamo soldi da buttare per queste smancerie, eravate e siete tutti invitati e benvenuti.

Ora permettetemi di salutarvi col saluto ufficiale della fiesta:
Saludu & Trigu e Zebraceronte bos-co.

Su Teraccu ha detto...

@ Roberto Bolognesi
Capisco perfettamente il tuo stato d'animo, se non altro perché io stesso che non sono certamente nato indipendentista ho avuto le tue stesse perplessità, per questo ho rilanciato quel tuo articolo.
@ totus
Or dunque si parla di una festa, una festa di partito che ha messo tutti d'accordo: centro, destra e sinistra tutti o quasi contro iRS, ha unito anche archeologi più o meno fantastici, ognuno a dar botte per motivi più o meno pretestuosi.
A su mere, ma cale mere? Io amo dire che chi gestisce un blog o un forum est unu teraccu, duncas, a su mere la festa non è piaciuta perché non si sarebbe parlato di lingua sarda, forse è vero, ma per esempio c'è stata una pubblica dichiarazione d'amore dell'odiato Marcello Fois verso la scrittura in sardo, ma sopratutto a Festa Manna si è parlato in sardo, ognuno col suo, c'era il reggae e si è giocato a sa murra, si è bevuto sprite ma anche vino e birra, sul palco c'erano i senegalesi e anche Favata che due anni fa sul palco di santa Teresa aveva zittito il sindaco che lo invitava a imparare lu corsu e issu "..e deo faeddo su sardu!", grandi applausi.
..seghide a lezere

Su Teraccu ha detto...

sighindebi·la

Ora dico, cudducunnu (perdonade), ma quante feste di partito e di gente si fanno in Sardegna? Di cosa si parla? In che lingua si parla? Chi le paga? Chi viene invitato?
Caro Roberto la frase che tu vorresti leggere: "NON È PROIBITO usare l'italiano (noi non siamo come gli Italiani)" per noi è pleonastica, anche perché chi aderisce ad iRS sa che noi NON siamo italiani anche se parliamo l'italiano e qualunque altra lingua senza farne motivi di divisione e/o di discriminazione.
Su mere paragona sprezzantemente Festa Manna alla Festa dell'Unità, forse che Pintore non è mai stato ad una Festa dell'Unità? Può darsi, ma cosa avevano di così abominevole? Io le Feste dell'Unità, me le ricordo da bambino, e ne conservo un bel ricordo come le altre feste paesane. Ma qual'è oggi un partito che può fare una festa senza che ci scappi una rissa o un accoltellamento? Quelli del PD litigano anche sul nome e su come devono salutarsi, quelli del PDL nemmeno ci pensano, non è clima! Per non parlare della galassia sardista autonomista. Irs ha fatto Festa Manna e tante festas minores, abbiamo discusso ci siamo divertiti è venuta un sacco di gente anche con idee diametralmente opposte e nessuno ha avuto niente da ridire, anzi! Possibile che ne parlino male solo quelli che non c'hanno messo piede, solo perché hanno letto qualcosa sulla stampa? Pensate un pò, a noi non sembra vero che la stampa si sia accorta che esistiamo.
Dunque siete offesi perché volevate un invito personale? Beh, pigadebo-la in cue, non abbiamo soldi da buttare per queste smancerie, eravate e siete tutti invitati e benvenuti.

Como permitidemi de bos saludare cun su saludu ufitziale de sa Festa Manna:
Saludu & Trigu & Zebraceronte bos-co.

Anghelu

Damiano Anedda ha detto...

Le parole dell'ultimo intervento di Bolognesi dovrebbero far riflettere.
L'algeria dopo l'indipendenza si trova nella miseria e nell'oscurantismo dei fanatici religiosi.
La Sardegna indipendente sarebe vittima dell'ignavia dei sardi.
Questo è il dato su cui discutere.
Un popolo antropologicamente perdente e una classe dirigente ignorante venduta e incapace intanto non è in grado neppure di far funzionare cose molto più semplici, figuriamoci se si possiedono gli attributi per raggiungenre un obiettivo pressochè impossibile.
Ma poi, esiste una civiltà sarda? Una civiltà sulla quale fondare la nascita di uno stato? secondo me no. Non basta vantare una lingua propria (oramai in via d'estinzione), tradizioni e quant'altro. Non è solo la nostra storia che ci insegna qunto siamo falliti, ce lo insegna ogni giorno il nostro grado di incapacità.
Queste rivendicazioni indipendentiste mi ricordano quei soldati giapponesi abbandonati in qualche isola del Pacifico che sparavano alle loro ombre perchè nessuno li aveva avvertiti che la guerra era finita. Ecco, cari talebano indipendentisti, tra Sardegna è Italia c'è stata una sorta di conflitto culturale e di civiltà, i sardi sono stati sopraffatti senza neppure provare dolore perchè più deboli tant'è che pochissimi non si sentono italiani, voi non ve ne siete ancora accorti. Da secoli si è innescato un meccanismo irreversibile che vede il progredire di una civiltà fondata sul rinascimento e rinata con risorgimento, rassegnatevi e vivrete più serenamente.

Su Teraccu ha detto...

Iscritu posca
Non volendo fare troppo lo splendido devo dire che c'è stato comunque qualcosa da migliorare anche a Festa Manna ovvero quegli orrendi panini, ma candu mai, meno male che svoltato l'angolo c'era una magnifica caddotzeria con due simpaticissime cuoche, deus bi-lu paghet quelli si che erano panini buoni.
Propongo di ingaggiarle per FM n°9 e se non possono venire vorrà dire che i panini li farà il sottoscritto cun mastru Bolognesi, anzi facciamo pecora bollita con patate olandesi, nel senso dei tuberi, ma se Robertu volesse venire con qualche amica olandese va bene lo stesso. ZBC

Roberto Bolognesi ha detto...

O ZBC, si mi faghes sa berbeghe a buddiu, e b'agiunghes puru sartitzu bonu e binu nieddu, ti nde porto unu camiu prenu de Olandesas de s'edade mia!
Ma ti torrat a contu?
Toca, ti fatzo presidente, ca mi paret ca cun a tie a su mancu faghet a rier: pobiros, ma allirgos!
Tocat a lu ponner in sa Costitutzione: dongi omine/femina/gay o goy tenet su deretu a unu litru de binu nieddu, mesu metru de sartitzu e 5 brullas a sa die!

Juliu ha detto...

IO, che sono di madrelingua sarda, avendolo parlato dalla nascita come mia prima forma di espressione, ora lo faccio tranquillamente anche in IT. Non ho problemi a farlo, credo sia una ricchezza, e lo faccio perchè molti, come avete scritto, non lo parlano e leggono "comodamente". Ecco, questo è il punto, farsi capire da tutti e per farlo utilizzo indistintamente il sardo o l'italiano, non capisco il problema. Se poi si vuole per forza dare credito ad un giornale (aberu tziù Zuanne?) come l'Unione, beh, si faccia pure, ma si sa da subito ch è tendenzioso. L'obiettivo qual'è? la lingua o l'indipendenza? Io, che ho sempre parlato il sardo e sono figlio (culturalmente e linguisticamente parlando) di quella lingua, voglio l'indipendenza e per parlarne e raggiungere quante più persone, utilizzo anche l'italiano, che mi frega? mi importa essere capito da tutti. La lingua la state sotterrando voi con queste banali fazioni, gli state facendo il funerale quando il morto è ancora caldo perchè non è morto. La lingua sarda non morirà, come non è morta in periodi molto più bui (culturalmente parlando)di oggi. Lavoriamo per renderla istituzionale e funzionale nelle varie sedi, e smettiamola di teorizzare scenari apocalittici e castranti. L'indipendenza, non è una questione di sacchi di yuta con dentro aria, c'è ben altro contenitore e contenuto, se solo aveste l'umiltà di concedere anche a chi ci lavora e dedica con tanto amore e dedizione tutto il suo tempo, che siano dotati di intelligenza e ragione.
Il sardo prenderà le forme che vorremmo dargli, e lo vogliamo, anche noi, quanto voi, solo che sappiamo, umilmente, che la lingua senza una coscienza indipendentista è come un macchinone senza pilota.
Un abbraccio a tutti
Giulio
PS
un dato: nel 90% dei casi in cui si tira in ballo la lingua contro noi indipendentisti, le persone che lo fanno, sono donne e uomini che per l'indipendenza spendono ben poco, manca la loro partecipazione al processo di costruzione. Senza offesa eh? ma è un dato di fatto.

Juliu ha detto...

aggiungo solo: ho l'impressione che molti, senza fare nomi, si siano buttati sulla questione lingua a pesce morto e cerchino negli indipendentisti ( tirandogli la giacca a mò di dispetto) solo una sponda per sostenerli in questo improduttivo (il loro, preso a sa sola)sentiero che conduce alla scogliera e bòh. A me di vedere solo un bel paesaggio, senza null'altro non mi frega nulla, ci voglio portare tutto il mio popolo, insieme ci divertiremo molto di più

zuannefrantziscu ha detto...

@ Juliu
Questo blog, scritto per il 90 per cento in italiano, è la dimostrazione di quanto tu abbia ragione. Punto.
Hai mai sentito da me o da altri via l'italiano dentro il sardo? Non scherziamo. Stavamo parlando d'altro, però. Si parlava della festa di iRS e di che cosa in quella festa hanno detto alcuni partecipanti, secondo L'Unione.
Hai letto in questa interessante - e, ripeto, rivelatrice discussione - qualcuno che abbia smentito che Onnis e Sedda si siano espressi nella maniera riportata dal giornale? Io ho letto solo interventi che giustificavano e appoggiavano quanto detto dai due leader di iRS. L'imbarazzo, che c'è, in giovani e meno giovani non è stato espresso pubblicamente, eppure so che quella linea Onnis-Sedda non ha unanimità di consensi.

@ Teracu
So benissimo che alla Festa si è parlato anche in sardo; mica erano marziani i sardi che vi hanno preso parte. Tu parli "dell'odiato Marcello Fois". C'era qualcuno alla Festa che lo odia? Forse semplicemente lo critica o non gli piace. Sarebbe lo stesso, che so?, che dire che io odi Sedda e Onnis. Scherziamo? Ti pare possibile mettere sullo stesso piano critica e odio? Per non essere frainteso: stimo Onnis, Sedda, Fois, Murgia e tutti coloro che hanno dato vita alla Festa Manna. Posso criticarne pensiero e opera senza esser portatore di odio e, peggio, essere considerato nemico del popolo?
PS - Mi unisco al tuo (e di Roberto) inno a sa berbeghe in capoto o patata a perras che dir di voglia e a su binu nieddu. E che vada a farsi fottere il mio cardiologo: per la patria si fa questo ed altro.

Juliu ha detto...

Banda beni tziù Zuanne, no tenia duda asua de custu. Pò sa brebei, chi si andat beni, da fadeus a nte mei, da scideus cuscinai a sa manera giusta :), puru si Anghelu puru sciu ca no si tirat a cou :)

Ithokor ha detto...

@Grazia Pintore pace fatta ! Nemmeno io non sono stato tenero . Stia bene !

@Anedda lei è spassosissimo, per caso è parente dell’onorevole quello che immancabilmente in parlamento vota contro la sua terra ? Guardi che siamo in Sardegna… mica su Marte !

elio ha detto...

A proposito di Feste manne e di Italiano di rigore

Siamo arrivati a 64 commenti. Questo dovrebbe essere il sessantacinquesimo, se qualcunaltro non mi precede.
Benissimo, il ferro è caldo. Ho cercato di contribuire da maldestro 'frailarzu' (il mio sardo deve essere incomprensibile), in qualche modo, a questa fucina di idee.
Ho cercato di dire, nel sesto di questi commenti, nel mio sardo approssimativo, che la lingua per un popolo non è un opzional.
Ho paura che si confonda e, non per niente, lo si fa anche con la cultura, la conoscenza delle lingue con l'identità linguistica.
Voglio dire: posso anche conoscere tutte le lingue che si parlano sulla terra ma, se ho dimenticato quella dei miei padri, non posso pretendere un'identità e, soprattutto, un'indipendenza.
Per essere ancora più chiaro: non sono Sardo o Irlandese o Basco o, guardate un po', Inglese (oggi U.S.A.), se le mie idee, i miei ragionamenti, le mie convinzioni non vengono fuori dallo stesso contenitore da cui è uscita la mia lingua.
Quell'inciso sugli U.S.A. casca a fagiolo. La facile obiezione che mi può essere rivolta, consiste nel farmi notare che se c'è un paese multirazziale, multietnico, dalle lingue più disparate è proprio questo, gli Stati Uniti d'America.
Bene! Fino a quando, e ci siamo dentro, gli U.S.A. hanno mantenuto la loro 'posizione', io dico la loro 'identità'(indipendentemente dal giudizio politico o addirittura etico che si voglia dare del loro operare nella storia), nel contesto internazionale degli stati presenti sulla terra? Fino a quando, sono sempre io a dirlo, gli Yankees, o se preferite gli eredi dei cowboys, hanno condotto la nazione. Ora, mi pare che le cose stiano cambiando, indipendentemente dal giudizio etico che se ne possa dare.
Apparententemente c'è una contraddizione, per quanto riguarda la lingua, in quanto ho appena detto degli Americani degli States. Come? Proprio ora che l'Inglese è diventata la lingua franca in tutto il mondo? e, se vuoi farti capire, come è che devi parlare quella lingua da Pabollonis a Timboctù? L'assunto è sbagliato. La lingua non c'entra un piffero con l'essenza (sarebbe un po' come l' 'es' di Freud per l'individuo), in definitiva la lingua è un opzional, quel che conta è ben altro per un popolo che vuole diventare Stato.
Intanto mi chiedo quanto durerà l'Inglese. Anche il Sumero non si estinse di botto quando arrivarono i Semiti di Akad, rimase per secoli nelle cose che contavano, allora quelle di culto. Volete che l'Inglese non permanga in quello che conta oggi? Nell'economia?
Il rapporto fra lingua e 'personalità' di uno Stato, 'es' come abbiamo azzardato prima, è più sottile e nello stesso tempo complesso, attinge nel più profondo, in sas intragnas de sa gente, l'una e l'altra si condizionano e si sostengono a vicenda, sono come due facce della stessa medaglia. Una non può esistere senza l'altra.
Per tornare a noi, nel nostro piccolo, senza velleità di voler arrivare chi sa dove (a meno che non lo si faccia per ridere), quale 'personalità' ci vogliamo ricostruire, quale statualità? Mutilandoci di una gamba, la lingua, e mantenendo l'altra, l'identità o se preferite la 'cultura', tremebonda e incerta?
Che non abbia ragione quel tale Damiano Anedda che, verso il cinquantacinquesimo commento, ci considera e si considera, dei minus abens?

Omar Onnis ha detto...

Mi dispiace non aver preso parte prima a questa discussione: mancanza assoluta di tempo e concentrazione acchiappata in tutt'altre faccende.

Festa Manna 2010 è stata bellissima e felicissima. Questa affermazione è del tutto pleonastica per chi c'era, ma vedo che la severità di giudizio è direttamente proporzionale alla distanza tenuta dalla nostra kermesse (chiamiamola così). Perciò è necessario precisare.

Molto meglio esserci e intervenire (come detto da altri prima di me), piuttosto che emettere sentenze sulla base di articoli di giornale (fedeli e onesti quanto vuoi, ma pur sempre fonti secondarie).

Altra cosa. Mi perdonerà il nostro anfitrione e gli altri giudici del nostro operato, ma sinceramente non possiamo curarci molto di critiche sul nostro indipendentismo espresse da chi indipendentista non è. Io non vado a dare lezioni di sardismo ai sardisti: non lo sono e non mi permetto.

In ogni caso, il dibattito era dedicato alla letteratura sarda contemporanea. Se qui si vuole sostenere che gli scrittori sardi che scrivono in italiano non siano... sardi, be', posso giusto prenderne atto, dichiararmi in totale disaccordo e finisce lì. Amici come prima.

Preciso, ancora, che non più tardi di due anni fa, proprio a Festa Manna, in quel di S. Cristina di Paulilatino, organizzammo un convegno sulla letteratura sarda in sardo. C'erano Nanni Falconi e altri. Molto interessante e molto istruttivo. Nessuno scrittore sardo "in altre lingue" se ne offese o espresse condanne su questa cosa.
Ovviamente perché non ce n'era motivo.

Ultima notazione, posso anche dissentire da ciò che pensano un Marcello Fois o una Michela Murgia o un Andrea Pusceddu su questioni letterarie e/o linguistiche, ma questo non mi vieta di invitarli a un dibattito pubblico. Dove sta scritto che ai dibattiti debba partecipare solo chi la pensa allo stesso modo?

In ogni caso, la questione linguistica sarda (che non coincide con la questione "del sardo") è tra le massime preoccupazioni di iRS. Ci stiamo riflettendo e stiamo producendo eleborazioni in merito. Elaborazioni politiche, ovviamente, non linguistiche. A qualcuno non piaceranno, è inevitabile. Ma noi non ci nascondiamo.

Grazie per l'ospitalità.


Omar Onnis

francu pilloni ha detto...

Proponit Bolognesi:
"Dongi omine/femina/gay o goy tenet su deretu a unu litru de binu nieddu, mesu metru de sartitzu e 5 brullas a sa die".
Deu votu a favori, ma hia a bolli accingi: "e unu corpu de tussi, donnia borta chi arrescit calincuna cosa in gutturu".
In prus, m'hiat a praxi chi custu no siat regula transitoria in su Statutu.

Per quanto riguarda il concetto secondo cui "L'indipendenza è un punto di partenza", dico che lo trovo splendidamente innovativo e coraggioso, oltre esteticamente sublime. Anche se mi fa tristezza, ma solo a causa della mia età.
Vedo infatti i vari stati-nazioni che corrono e già da tempo, dove non si sa, mentre lo stato-nazione della Sardegna ancora non si è presentata ai blocchi di partenza.
Dispero, e non poco, non solo di vederla arrivare al traguardo questa nuova Sardegna, ma anche solo di essere presente al suo scatto iniziale.
Il mio problema secondario, oltre all'età, è che non riesco a farmene una ragione.
Quanto alla lingua sarda, Francesco Cesare Casula scrisse una volta sul giornale che il sardo era morto esattamente un giorno di oltre cinque secoli fa. Io risposi ironicamente che mi sarebbe piaciuto sapere quali furono le ultime parole dette in sardo e da chi.
Ora capisco che aveva ragione lui.
I sardi che contano, infatti, da allora impararono il catalano, poi il castigliano, il francese, per poco non ci scappò il tedesco, e infine il piemontese e l'italiano.
Il sardo che abbiamo è quello del popolo, quello che ci è rimasto, frastagliato, irrazionale, malnutrito quanto si vuole, ma sempre vivo e resistente come cannaioni.
Non importa che qualcuno lo calpesti, tanto non muore comunque, a dispetto di chi gli ha fatto i funerali ripetutamente.

Adriano ha detto...

Onnis la democrazia comunque esiste anche per fare critiche. Al Sardismo mi pare che poi queste critiche non siano mai state risparmiate... Ma continuate pure a farle, perché le critiche in politica sono una cosa normale (e solo in Sardegna da queste parti rischiamo di confonderle con attacchi o invasione del campo altrui). L'importante è che non stiate a parlare tutta la vita di Lussu e Bellieni ma di cose contemporanee...lasciando quelle che attingono al rispetto dei cimiteri...Anchio non ci vedo nulla di male nell'invito di Fois, spero però che alla prossima si invitino anche scrittori sardo-parlanti perché rappresentano comunque una parte della società Sarda. Un saluto, Bomboi Adriano

Roberto Bolognesi ha detto...

@ Omar: (i)neanche tu smentisci l'articolo dell'Unione; (ii) se vi seguiamo (criticamente), sia pure a distanza, qualcosa vorrà pur dire-comunque, ma per tranquillizzarti, non mi sembra che seguiamo solo voi; (iii) sarà che ho frainteso-ma neanche tu smentisci-ma fare un convegno per ribadire la necessità di garantire agli scrittori sardi la libertà scontata di scrivere in italiano, mi sembra un po' come organizzare un convegno per garantire agli italiani la libertà di essere cattolici: c'è qualcuno che minaccia questa libertà?
In questo intervento, comunque, anche tu ti limiti a ciurlare nel manico e a evitare di affrontare il tema della polemica, il quale-lo ripeto- è: se uno scrittore sardo scrive in italiano, lui rimane sardo, ma la sua letteratura rimane italiana.
Su questo e non su altro verte la polemica e su questo nessuno degli "accusati" ha ancora detto una parola, tranne Manuel. Allora, te lo chiedo esplicitamente: sei d'accordo con Manuel o no?
E quello che riporta Manuel è successo o no? "[...] con la sua battuta Sedda non ha affatto irriso la lingua sarda ma chi, forse come te, non si capacita di come possa esistere una letteratura sarda che non sia scritta in sardo (rivedi Joyce).

@ Francu Pilloni: a su tussi non nci apu pensau, ca deu fumu a zigarru e duncas cussu non m'ammancat mai!

Manuel ha detto...

per chi non l'avesse vista: http://www.irsonline.net/2010/07/ornella-demuru-il-coraggio-dellindipendenza-intervista-su-d-di-la-repubblica/

Frantziscu Ghiacciu ha detto...

Sena dudas sa litteradura sarda est cussa iscritta in sardu.
Creo chi no tocchet de cunfundere sa natzionalidade de s'autore cun s'appartenentzia de sa faina sua a una litteradura o a un'attera. Ca no semper custas duas cosas andant a manu in funtesa. Infattis un'italianu podet faghere litteradura sarda, unu sardu podet faghere litteradura italiana e "addirittura" sa mattessi pessone podet dare su contributu sou a prus de una litteradura.
Si deo iscrio una poesia in italianu no creo chi si pottet narrere chi cussa no siet litteradura italiana. Ma puitte??? No m'azzis a narrere chi no lu podet essere solu ca deo so' sardu o giapponesu o atteru (e mancari faedde de cosas sardas o giapponesas)?! Si invece l'iscrio in sardu, no creo chi si pottet narrere chi cussa est litteradura sarda solu ca so sardu deo. E si sa mattessi poesia l'iat iscritta un’italianu o unu bolivianu? No fut istada prus poesia sarda? Ma puitte???? Finzas su tema no b'intrat nudda ca unu faeddat de su chi cheret (podet faeddare de sa terra sua o de logos abue est andadu ecc). S'unica cosa chi contat est sa limba. Como mi enit a conca un'omine de idda chi at biazzadu meda in sa vida sua e d-est bistadu in paisos de limba e cultura araba (Yemen, Etiopia, Eritrea e atteros) e at iscrittu divressas poesias in sardu subra de cussos logos. In prusu, sende poeta e amantiosu de poesia de dogni manera, si fut interessadu a sa poesia araba e iat iscrittu finzas poesias in arabu. Tando, a sos congruos, de cale litteradura sunt custas poesias suas? Mi paret craru chi mancari sient tottu iscrittas dae sa mattessi manu, sas primmas faghent palte de sa litteradura sarda e sas segundas de cussa araba. Infattis sa differentzia la faghet sa limba ebbia. Subra 'e custu b'at pagu 'e itte narrere a parrer meu!
Est un'atteru discursu invece si cherimos chilcare de seberare sas fainas in italianu de sos iscrittores sardos dae cussas (in italianu) de sos iscrittores italianos. Custu lu podimos faghere, tzertu! Magari podimos chilcare de las seberare nandelis "litteradura de Sardigna" o "subra de sa Sardigna" o "in Sardigna" o idide isatteros su chi prus bos piaghet, ma mi paret impropriu de lis narrere litteradura sarda. Abbarrat semper litteradura italiana (sottoinsieme: autores e/o temas sardos).
Po su restu, no esageredes nande chi iRS est anti-sardu ca no est beru. S'atter'annu, po narrere, in sa Festa manna de Paulle si fut faeddadu de limba e litteradura sarda.
Unu saludu a tottu e iscusade po sa longaria!

Grazia Pintore ha detto...

Signor Pilloni,lei deve avere una moglie che lo ama profondamente perchè una persona che scrive"il sardo che abbiamo è quello del popolo.......non importa che qualcuno lo calpesti,tanto non muore comunque..." non può che essere un poeta con un anima "luchente".E' la seconda dichiarazione d'amore che le faccio,mi perdonerà GFP?Buone vacanze a tutti,io vado in Maremma(il surrogato della Sardegna)

Su Teraccu ha detto...

Esistono centinaia di discussioni su questo argomento ogni volta ci si accapiglia ma ognuno resta sulle sue.
Orbene se volessimo per forza dare una connotazione "nazionale" a questo blog sarebbe sardo o italiano? Per me è indubitabilmente blogteratura sarda eppure la maggior parte dei post sono scritti in italiano.
Solo chi non crede, legittimamente, alla indipendenza e alla esistenza della nazione sarda può pensare che solo la letteratura in limba sia sarda poiché è ovvio che se ci si considera parte e regione d'Italia non ha molto senso definire "sardo" ciò che viene scritto in italiano visto che la lingua diventa l'unica cifra distintiva applicabile.
Chi invece crede nell'indipendenza della Sardegna non può non considerare che nella nazione sarda esiste, ed esisterà come auspica Bolognesi, una pluralità di lingue fra cui l'italiano è la più usata e pertanto non può considerare straniero ciò che viene prodotto in italiano.
È un problema quindi di sensibilità politica che riguarda chi ancora si considera unionista o autonomista per cui solo ciò che viene scritto in sardo diventa peculiarità (regionale) sarda, per gli indipendentisti spero sia chiaro a tutti questo problema non esiste. Ergo l'indipendenza conviene anche a Zuannefrantziscu, visto che ora solo la metà della sua opera sarebbe per taluni da considerare "sarda-regionale" mentre per noi (indipendentisti) è tutta "sarda-nazionale" indipendentemente dalla lingua impiegata, spero di essermi spiegato.

francu pilloni ha detto...

Avrà ragione lei, signora Grazia, perché una motivazione grossa sotto sotto ci dovrà pur essere se mia moglie continua a sopportarmi da ormai 40 anni.
Non essendoci alcun interesse di tipo economico, converrà chiamarlo amore?

zuannefrantziscu ha detto...

@ Su Teracu
In una cosa hai perfettamente ragione: le cose sono più complesse di quanto comunemente immaginiamo.
Per esempio, io sono indipendentista, anche se preferisco definirmi sovranista perché ritengo la creazione dello stato non indispensabile se non come estrema ratio, legittima reazione alla negazione del nostro diritto alla piena soggettività nella Ue. Sono nazionalista in quanto membro della nazione sarda.
Ho cittadinanza italiana fin dalla nascita e per volontà nazionalità sarda. Padroneggio passabilmente bene la lingua della cittadinanza e quella della nazionalità: faccio letteratura italiana e letteratura sarda, sono, cioè, a volte scrittore sardo e a volte scrittore italiano, sempre, come suggerisce Frantziscu Ghiacciu, scrittore "di Sardegna" o "in Sardegna". La mia è letteratura nazionale sarda, quando scrivo in sardo, e letteratura regionale italiana quando scrivo in italiano. Prendo atto, insomma, del mio status di scrittore bilingue in un sistema bilingue di fatto e non ancora di diritto.
Il mio essere anche scrittore regionale italiano non diminuisce di un ette il mio essere nazionalista e indipendentista sardo. Non capisco perché non prendere atto di questa nostra condizione.
Questo blog. Anch'esso è bilingue e, almeno, bisculturale: ha quando a scrivere sono io un'impronta nazionalista e indipendentista; altri non la hanno anche quando scrivono in sardo. Ma, caro Teracu, il problema non credo stia qui. Il problema è quello del riconoscimento: noi due stiamo scrivendo in italiano, ma potremmo scrivere in sardo. Il fatto è che ci riconosciamo reciprocamente il diritto di scrivere come vogliamo. Cosa diversa è se in questo blog si riconoscesse le sole esistenze o dell'italiano o del sardo. E' questo che ho criticato della festa di iRS, la sua semplificazione di un problema che non sopporta semplificazioni, neppure di comodo.

Manuel ha detto...

Nota

@bomboi
"Il primo sito di IRS, quello che segna il passaggio da Sardigna natzione ad IRS da parte di Frantziscu Pala, Sanna, Sedda e Sale"


Guarda che solo Sale è passato da Sardigna Natzione a iRS, gli altri sono i fondatori del movimento e non arrivavano da altri

Su Teraccu ha detto...

zuannefranziscu aiat iscritu:
La mia è letteratura nazionale sarda, quando scrivo in sardo, e letteratura regionale italiana quando scrivo in italiano.
Questo è un bel paradosso, anzi un ossimoro da far venire il mal di testa quando non tremende crisi d'identità, come ci si può contemporaneamente considerare parte della nazione sarda e parte di una regione italiana? Ovvero se un qualsiasi oscuro funzionario decidesse di negarti quel minimo di sovranità a cui aspiri distruggeresti le tue opere italiane pur di non cosiderarle tali?
Poniamo che un giorno tu decidessi di scrivere in tedesco una storia ambientata nella Foresta Nera diventeresti di colpo anche uno scrittore regionale bavarese? E sa Losa de Osana in quale categoria lo mettiamo? Letteratura nazionale sarda la versione sarda e regionale italiana quella in italiano? Mentre Po Cantu Biddanoa e Sos Pipiolos .... li tagliamo in due?
Credo che le semplificazioni in questo argomento le hai portate proprio tu quando affermi che:
zuannefranziscu aiat iscritu:
quel libraio che ha proposto di “cancellare lo stesso concetto di letteratura sarda”, d'accordo con altri ospiti della festa dell'Unità di iRS, uniti nel cantare L'Internazionale?
Chiedo ai tanti indipendentisti che, magari in silenzio, sopportano tanto dileggio: l'indipendenza che state proponendo ai sardi può essere questa parodia di società? Una repubblica delle banane, snazionalizzata, in cui conta solo l'economia come in qualsiasi defunta democrazia popolare?

Io c'ero, nel primo posto della prima fila, forse dormivo ma non ricordo alcuna proposta di cancellare la letteratura sarda, bensì, provocatoriamente, tutte le classificazioni spesso arbitrarie basate sull'appartenenza nazionale. Penso che per uno scrittore sia più gratificante essere considerato un bravo scrittore tra gli scrittori e non tra gli scrittori sardi, questo si che sarebbe regionalismo, anzi provincialismo!
In definiva non credo che quelli di iRS vogliano fare una repubblica sudamericana peggiore di quella offertaci da Berlusconi, Bossi, Bersani e DiPietro, se non altro per ragioni anagrafiche molti di loro l'Internazionale non sanno nemmeno cos'è, mentre se mi permetti è la mia generazione, quella di Bolognesi, la tua e quella dei nostri padri che non ha fatto un cacchio per dimostrare un minimo di amore per la Sardegna per difenderla e migliorarla (altrimenti non saremmo combinati così) perché accanirsi con quei pochi che vorrebbero iniziare un percorso nuovo.
E invece negli ultimi tempi tutti ad accanirsi per le cose più disparate con un partitino del 3.5%, prendetevela un pò anche con quelli che il potere ce l'hanno davvero e da sempre.
Bon'arrejonada.

Omar Onnis ha detto...

Confermo la prima impressione: c'è un equivoco molto grande sull'intenzione di base e sul merito del dibattito tenuto a Festa Manna.

Quando i filmati saranno disponibili su iTB (la nostra web TV), magari qualche critica si ridimensionerà (per mancanza dell'oggetto) e ne nascerà qualche altra (sempre sacrosanta, per carità). Ma fino a quel momento, chi non ha assistito all'incontro e si basa solo sul resoconto (sintetico e selettivo) di Tabasso, rischia veramente di prendere fischi per fiaschi (e qualche cantonata).

In quell'occasione la tesi iniziale (quella da me sottoposta ai presenti) verteva su: tecnicizzazione del mito, narrazioni correlate o conseguenti, stereotipizzazione dell'identità sarda, rottura culturale dovuta all'alfabetizzazione di massa e ai mass media (avvenuta - ahinoi! - in italiano) e successiva emersione del romanzo sardo contemporaneo come fenomeno culturale di rilievo internazionale.

Sull'ultimo punto argomentavo nell'occasione che la lettaratura sarda ha già compiuto da sé quella rivolta dell'oggetto solo evocata da Mialinu Pira ma mai realizzatasi compiutamente, specie in politica. Il che significa che uno scrittore sardo contemporaneo ha una visuale a 360° sul mondo, abbraccia un orizzonte al cui centro c'è la sua (nostra) soggettività storica, la sua (nostra) narrazione di sé (pensiamo a Sergio Atzeni).

Questo prescinde da valutazioni estetiche (io per esempio non sono un fan accanito di Marcello Fois, ma questo non mi impedisce di considerarlo un interlocutore di primo piano in questo discorso) e si situa a un altro livello rispetto alla questione linguistica. Anzi, proprio il fatto che tale rovesciamento della soggettività storica, sia individuale del singolo autore sia collettiva, avvenga nelle narrazioni di scrittori che usano prevalentemente l'italiano, è particolarmente significativo.

La mia idea è che la letteratura sarda contemporanea sia letteratura nazionale, in qualsiasi lingua sia espressa. E se la Sardegna fosse una repubblica indipendente questo sarebbe un banalissimo dato di fatto.

Noi (noi di iRS) stiamo lavorando perché lo diventi. In questo senso l'arte, la letteratura, la musica e persino la moda sono un bel passo più avanti della politica.

Lo spirito e il tema di partenza del dibattito in questione erano questi.

Dell'articolo di Celestino Tabasso non c'è nulla da smentire, perché ciò che riporta, benché decontestualizzato e/o sintetizzato, non è scorretto.

Ma certo non può sostituire due ore di discussione intensa e a varie voci.

Inoltre, la discussione in sé non costituisce una dimostrazione di una tesi politica di iRS, ma rappresenta solo sé stessa e i suoi esiti contingenti, nient'affatto conclusivi e altamente problematici.

Un'altra volta organizzeremo un dibattito su lingua e letteratura in Sardegna e vi inviteremo (dico a ZF e Roberto). Ma sarà un'altra cosa. Sarete comunque liberi di usare la lingua che vi pare e di dire quel che più vi aggraderà.

Grazie per l'attenzione e anche per le critiche (che servono sempre).

Omar Onnis

PS @Adriano: una cosa è criticare il sardismo (o l'indipendentismo) nei suoi presupposti teorici e politici e nelle sue realizzazioni pratiche, un'altra è voler insegnare a un sardista (o a un indipendentista) come si è "correttamente" sardisti (o indipendenstisti). Spero che la differenza sia chiara.

zuannefrantziscu ha detto...

@ Onnis e Su Teracu
Fra testimoni diretti e un cronista non ho dubbi su chi fare affidamento. E le cose poste così, pur non convincendomi, rappresentano un ben altro terreno di confronto. Che mi piacerebbe riprendere, constatando però - ma la cosa non riguarda voi - come il giornalismo si faccia sempre meno affidabile e non per difficoltà della sintesi. In una società con buona comunicazione non è pensabile intervenire su un avvenimento solo se presenti: a che serve, se no, la stampa?
Vorrei però, da subito, precisare un paio di cose, la più importante delle quali è che sarebbe il caso di confondere la critica con l'attacco.
La letteratura italiana è letteratura nazionale (della nazione italiana) ma è anche letteratura regionale europea. Così come regionale è una crisi che riguarda, che so, i rapporti tra Corea, Cina e Giappone. Non è che ogni volta che salta fuori il termine regionale si fa riferimento ad una istituzione regionale.
Ultima cosa: il romanzo di Edouard Vincent Le pays, scritto non su Orgosolo ma da dentro Orgosolo e con un grande afflato sardo, fa parte della letteratura francese e tale rimane anche se tradotto in italiano e, spero presto, in sardo. Lo stesso vale per Po cantu Biddanoa e, si parva licet, per il mio Sa losa de Osana: continuano ed essere letteratura sarda anche se tradotti in italiano.

Adriano ha detto...

Per Manuel: ma va là, che Sedda partecipava pure ai festini di SNI...! - B.A.

Roberto Bolognesi ha detto...

Is interventos de Su Teracu e de Omar ant pigadu sa discussione a su terrinu giustu: su de sa politica. E fit ora.Innoxe bi sunt duas bisiones diversas de sa chistione de sa literadura natzionale e custa benint dae duas bisiones politicas generales diferentes.
Deo e ZF-cun pagas "sfumature" diferentes-bidimus sa limba e sa curtura sardas ke ogetos tzentrales in su fraigu de sa suberanidade de is Sardos in domo issoro: sa suberanidade naschet, partit dae s'indipendentzia curturale.
Si pro b'arribbare non nos lassant atera bia, non arrefudo s'idea de unu stadu sardu. Ma s'obetivu miu non est e non poder esser su stadu sardu: custu podet esser solu unu de is mesos pro arribbare a s'indipendentzia, cussa bera.
Is etichetas chi bosateros chircades de appoddare (autonomista, sardista, indipendentista, regionalista) allogades-la pro calicun'ateru.
Duncas pro a mie, una de is cosas prus importantes, POLITICAMENTE importantes, est su fraigu de una curtura natzionale sarda indipendente.
Custa depet esser su tzentru, su nucleu, de s'identidade sarda. A giru de custu nucleu bi podet en depet esser la limba e sa curtura italiana de Sardinnia: est una realidade!
E a giru de custu bi podet e bi depet esser sa limba (s'inglesu?) e sa curtura de s'Europa, ecc. che una chibudda.
Custas cosas però non bolent ammisturadas, comente is duas (o tres) limbas non bolent ammisturadas.
"Do you cheres manger porcheddu arrosto con ketchup and maionese?"
Sunt cosas diferentes-de unu puntu de bista linguisticu e puru de unu puntu de bista politicu-e tocat a las fagher bene totu.
E immoe so faeddende de politica-politica curturale-e non de literadura. Custu est unu progetu politicu diferente de su de bosateros.
Deo so un'ammiradore mannu de Benito Urgu e s'arte sua benit propriu de cuss'ammisturu chi faxet intra de italianu e sardu. Deo a Urgu non lu cheríat cambiare cun nemos.
Ma sa situatzione curturale subalterna chi Urgu interpretat aici bene, cussa emmo chi la chergio cambiare, superare, ammigiorare. Deo chergio andare a innantis e non so solu cherende-lu.
Sa politica curturale chi Omar e Su Teraccu ant espressu innoxe est cussa de sa "gestione dell'esistente": "E candu amus a tenner su stadu sardu, amus a esser gai biados, ca nos at a praxer fintzas su porcheddu cun su ketchup e sa maionesa!"
Ge stirais!
Tando, pro a mie is cosas immoe sunt craras: tenimus progetos politicos diferentes, cun obietivos politicos diferentes e los mandamus a innantis in manera diferente.

Frantziscu Ghiacciu ha detto...
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Frantziscu Ghiacciu ha detto...
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Frantziscu Ghiacciu ha detto...

Beh io ad es.sono sempre stato indipendentista e allora?Il mio discorso però non si riferiva solo all'Italia ma era un discorso
generale(gli esempi che ho fatto lo dimostrano).Inoltre era riferito alla Sardegna di OGGI, per quella di domani si vedrà domani.Comunque non diluiamo troppo i discorsi tirando in ballo la politica o altro e chiariamo la questione della letteratura che è solo culturale.In pratica si tratta di una CLASSIFICAZIONE e della scelta del criterio in base al quale attuarla.Questo può essere quello "nazionale",quello linguistico o entrambi o un misto dei due.Vediamo prima di rispondere a qualche domanda.L'ho chiesto in sardo e ora lo chiedo in italiano:
Ciò che produce uno scrittore deve essere per forza classificato
nella letteratura nazionale corrispondente alla sua nazione?
E un autore di nazionalità diversa da quella sarda potrà mai essere
ammesso nel club della letteratura sarda?
Io risponderei NO alla prima e Si alla seconda.
Ma dai che è una cosa evidente!!!
Provate a pensare al caso in cui un kenyano,un cinese,un nepalese,un italiano o un australiano scrivesse una o più poesie in sardo,bellissime,ai livelli di Remundu Piras o di Padre Luca Cubeddu.Come potremmo essere noi a negargli l'ingresso nella letteratura sarda per
mancanza del "requisito nazionale"?Ma dai!!!
E guardate che può succedere: mentre per i sardi sembra una cosa
impossibile,c'è gente che si mette e impara il sardo.Ho conosciuto un musicista del Belgio che,fregandosene della mancanza di uno standard o di altre presunte difficoltà,lo ha imparato con ottimi risultati semplicemente attraverso l'ascolto della musica sarda e con l'aiuto di internet,per curiosità e per passione,senza aver mai messo piede in Sardegna,e quando è arrivato per comunicare con lui bisognava parlare in sardo perchè capiva pochissimo l'italiano.Inoltre ho saputo da mio padre che questi giorni c'è in paese un romano che ha imparato il sardo in Italia e ora che è qui parla in sardo con tutti.Senza contare i senegalesi che sanno parlare in sardo pur essendo in Sardegna solo da pochi anni e senza scuole particolari(saranno più dotati o forse hanno solo una maggiore volontà di integrarsi nella cultura sarda rispetto a chi
è nato qua?).State tranquilli che già da oggi se questi scrivono una
poesia in sardo e la mandano a un concorso di poesia sarda nessuno li escluderà per via della loro nazionalità.I concorsi sono aperti a tutti,dopo i concorsi in genere le poesie(tutte o solo quelle premiate)vengono pubblicate in dei libretti e così quelle poesie finiscono per entrare nella letteratura sarda chiunque sia il loro autore,che vi piaccia o meno.Provate invece a mandare una poesia scritta in italiano anche se siete sardi-sardissimi e poi mi fate sapere.
Lo stesso discorso fatto sopra vale nel caso di un sardo che scrive in altre lingue.Perchè mai dovrebbe possedere il "requisito nazionale" per far parte di una determinata letteratura?
L'unico requisito richiesto è quello linguistico,che uno sia nato in Sardegna o sulla luna.
Forse,come soluzione,per certe opere come quelle in italiano
scritte da autori sardi sarebbe meglio assumere un atteggiamento più elastico,trovando qualche definizione che le distingua dalle altre e ce le faccia sentire più nostre(se proprio ne abbiamo bisogno).Ma sarebbe più corretto riservare la qualifica di letteratura SARDA alle opere scritte in sardo.
Per ora è così.Poi una volta raggiunta l'indipendeza riesaminerò la questione(non si sa nemmeno se il sardo esisterà ancora...si sighimos gai!).
Spero di essermi spiegato.
La teoria del "criterio nazionale" io la trovo poco scientifica e
oggettiva e molto discriminatoria (non si valuta l'opera ma il suo autore).
Comunque non credo che Fois,Murgia o Niffoi non considerino le loro opere parte della letteratura italiana(mi pare che partecipino
abbondantemente a festival e premi letterari italiani).
Poi se vogliamo stravolgere il significato delle parole facciamolo.Tutto si può fare!

Frantziscu Ghiacciu ha detto...

Quanto al discorso(decisamente più politico)sulla libertà di parlare la lingua che si vuole,a me pare che oggi questa libertà non sia prevista per i sardo-parlanti al di fuori dei soliti contesti(ovile, cantina, bar).L'altro anno alla Festa manna Bobore Bussa iniziò il suo intervento in sardo e fu letteralmente costretto dal pubblico a tornare all'italiano. Io stesso sul momento lo ritenni giusto perchè quella di farsi capire era l'esigenza principale,però non è che deve essere OGNI VOLTA così.QUA SIAMO IN SARDEGNA E BISOGNA CONOSCERE IL SARDO o almeno essere in grado di capirlo,come in Francia bisogna conoscere il francese e in america l'inglese.Poi,certo,ogniuno può parlare come vuole,ma non capisco perché proprio in Sardegna debbano essere SEMPRE i sardo-parlanti a rinunciare ad esprimersi nella loro lingua.
Voglio vedere se porto un amico cinese alla prossima FM...Bobore Bussa sarà costretto a parlare in cinese??

Frantziscu Ghiacciu ha detto...
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Frantziscu Ghiacciu ha detto...

Ecco il video con l'intervento di Bussa.
http://www.teleindipendentzia.net/politica/pol135.php
Comunque Bussa è un grande per averci provato.

Omar Onnis ha detto...

La Sardegna si trova in una situazione di plurilinguismo. Anzi, va verso una sorta di monolinguismo bastardo e spurio, sul modello che faceva tanto preoccupare Gramsci (nella famosa lettera alla sorella).

Il sardo soffre di una generale condizione di dilalia e le altre parlate sarde non è che campino meglio.
Scuola, università e mass media in Sardegna sono fruiti (e ci agiscono) in italiano (da decenni, se non da generazioni).

Questo è l'"esistente" di cui parla Bolognesi. Non è una situazione positiva? Non lo so. So che in gran parte l'abbiamo ereditata. Non è certo a iRS che si può rimproverare, anche perché la nostra composizione anagrafica è sotto i quarant'anni di media.

Però noi, come movimento politico, dobbiamo tenere conto della realtà e cercare di agire su di essa nel nome di interessi generali e magari con una prospettiva temporale che vada oltre le tre settimane.

Ma sui nostri programmi e sulle nostre proposte, anche in materia di politica linguistica (perché appunto di politica stiamo parlando), ci sarà tempo e modo di tornare.

La letteratura sarda dovrebbe dunque rispondere al concetto ottocentesco dell'unità e coincidenza tra popolo, lingua, territorio (e magari religione!)? Io credo che prima di essere sbagliato, questo assunto sia semplicemente irrealistico.

Leggo paragoni assortiti con altre realtà culturali e storiche. In Francia si scrive in francese e si è così scrittori francesi. Bella forza! La Francia ha una consolidata tradizione monolinguistica e nazionalista, almeno dai tempi della crociata contro gli Albigesi (XIII secolo).

La Sardegna è nella stessa condizione storica e culturale? A occhio e croce direi di no.

Se fosse valido il criterio linguistico per classificare una letteratura allora la letteratura sarda propriamente detta dovrebbe essere quella in italiano.

Ma questo è un paradosso (e una provocazione, se volete).

Secondo me tra cento anni - sempre che l'umanità non si estingua prima - in Sardegna si parlerà un neo sardo, che sarà una sorta di sardo-italiano. Mentre non sono certo che esisterà l'italiano standard comunemente detto, né che esisterà ancora un'entità politica chiamata stato italiano.

Della cui sorte, per altro, sinceramente mi interessa davvero poco.

In ogni caso, prendo atto delle differenti prospettive politiche e le rispetto. Allo stesso tempo mi sento di poter pretendere il medesimo rispetto per le nostre.

Ma - ripeto e concludo - questo non c'entra molto col dibattito letterario di Festa Manna, dove non si sono esposte tesi politiche del Movimento (tanto meno in tema di lingua sarda), né sono state tratte conclusioni di sorta.

In bonora!

AlessandroMongili ha detto...

Premetto che non ho letto TUTTI i commenti (fianta tropus), però sono sconvolto dall'incoscienza linguistica, in termini di competenza stretta e di ignoranza bella e buona su che cosa sia AVER DIRITTO ALLA NOSTRA LINGUA dei militanti di iRS. Sù chi deo no apo compresu pro nudda est proite iRS no impreat su sardu un sa comunicatzione pùbrica, a su mancu. E it'est, unu brand o unu movimentu polìticu? Personalmente, deo creo ca sa limba siat twin skin cun s'identidade, e antzis siat s'identidade etotu, proite ca est irraighinada indunu corpus e in is capatzidades suas. Bio ca meda gente creet àtera cosa, e no mi ispantat, a sa fine, chentu concas e chentu berritas, e gai sighimus. Ma chi unu partidu chi chircat a votos indipendentistas sinde frighet de sa limba mi paret una fòiga, un'imbrolliu, unu paradossu. E no comprendo proite chi non mi comprendent cando deo faeddo in sardu deo depa faeddare in italianu e no si depant isfortzare issos, comente nos'ant impostu in s'ùrtimu sèculu e mesu a noisàteros. Chi su problema est de Franciscu Sedda, chi imparet su sardu e dd'acabet cun custa pantomima pro praxere!

Daniele Addis ha detto...

Eja, sig. Mongili, ha perfettamente ragione... dobbiamo passare da Lei per chiedere l'abilitazione ad essere un partito indipendentista (con tanto di esame scritto e orale) o esiste un ufficio autonomista apposito al quale inoltrare la richiesta?

P.S. L'abilitazione e la conoscenza del sardo servono pure per votare gli indipendentisti oppure non è necessario?

Juliu ha detto...

Alessandru, tra genti che tui chi fueddat ( candu du fueddat) in sardu, e totu sa truma autonomista/italianista de dereta. de manca e de mesu, chi pentzant, arrescionant e faint politica cun cuscentzia autonomista/italianista, prena de berlusconadas, prodiadas, sorianas e totu narendi (ma sempri cun s'ogu sempri a "bascicca chi s'Italia si du permitit) e Franciscu Sedda, chi fueddat, cristionat e faidi "po" is sardus ma no fueddat in sardu, beh, preferiu descimilla bortas a Franciscu ( e speru chi issu no si offendat ca du paragonu cun b's'atrus). Connosciu franciscu meda, ma meda, prus de os'atrus, sia politicamenti che cumnt'è omini, e creu de ai connottu unu de is ominis prus uminilis e "sardus" (cussu "po" is sardus) chi apu connottu in vida mia. Issu at donau su tempus cosa sua, s'intellighentzia ( e, creimidda, est manna e bella meda)e su sentidu (cussu puliu, craru e sentzeru) a su beni de su populu cosa sua, su populu sardu. E pentza a su streccosciu: no fuedat in sardu!!!
Cun serenidadi e cuscentzia
Giuliu Cherchi
PS
iadessi bellu meda chi custu controllu de su "pilu" chi fadeis a nosu, du fadiessast a cussa classi politica chi in custus 60 annus e passat si adi potau a essi custu populu miserabili chi seus acabendi de essi, gratzias a genti chi pentzat a s'Italia e a sa gratzia sua, mancai fueddit in sardu.

Frantziscu Ghiacciu ha detto...

Onnis, no isco da innoghe a chent'annos ma potto narrere itte est capitande como.
Istamos attentos a no leare su chi est capitande in Sardigna po una cundidura[contaminazione] (cosa normale po tuttu sas limbas bias) de sa limba sarda comente si nd'at bidu atteras in sos tempos passados. NO! Innoghe, po more 'e s'iscola, de sa televisione e de atteros medios de italianizzatzione, su processu est andadu meda prus addenanti. Innoghe su chi est capitande est una cambiu: si lassat su sardu e si leat s'italianu gai comente est o cun pagos cambiamentos.
Tottu a su prusu podimos faeddare de una cundidura de sa limba italiana cun pagos elementos de su sardu.
Siet comente siet, no penso chi caligunu tenzet su coraggiu de ch'ettare sas neghes a iRS po custu!

zuannefrantziscu ha detto...

@ Juliu
Ti nche depet èssere essidu sena bi pessare, ma chie sunt sos "Bois" chi crìticant a "Nois iRS"? A beru pensas chi in Sardigna b'apat a un'ala iRS e a s'àtera su restu de su mundu, custu "Bois" chi faghet su "controllu de su "pilu" chi fadeis a nosu"?
Non apo perunu elementu pro nàrrere chi Franciscu Sedda no est su chi naras. Ma si podent criticare sos issèberos chi faghet sena èssere considerados iconoclastas?
E un'àtera dimanda: est cosa bella s'amighèntzia chi lu inghiriat, ma non podet torrare Isse imposta a sas chisitiones chi lu pertocant?

Juliu ha detto...

Tziù Zuanne, apu postu a: Alessandru, poisi a totu cussus chi faint, puru po spassiu, politica in Sardigna. A-i cussus chi tenint sempri calincuna cosa de nai ma pentzant e faint in nomini de s'Italia, de un antru populu, non cussu sardu. No cumprendu ita strobu di si donat a custa genti chi Sedda fueddat in italianu o in ostrogottu, tanti a issus no importat su chi narat, di si importat sceti a sciusciai su chi faint is atrus.
Chi deu mi seu permitiu de pigai pati a Franciscu, est poita du connosciu meda beni, puru cument'è omini, e s'assiguru ca nosu sardus teneus una fortuna manna meda de du tenni cument'è sardu po is sardus, Creimidda. No seu unu chi donat fueddus bellus po de badas, no seu sa persona, ma candu si du meritada est giustu a si arriconosci. Est Alessandru chi du adi potau a foras su nomini cosa sua narendi " Chi su problema est de Franciscu Sedda, chi imparet su sardu e dd'acabet cun custa pantomima pro praxere!", deu naru ca, c'est genti chi problemas ndi tenit de prus e prus mannus meda.

elio ha detto...

@ Juliu
Cant'annus tenis, Juliu? Depis essiri giovanu meda. Imbiau, gei m' ia bòlliri torrai che a tui, sciendi su pagu chi apu imparau. Calincuna aconcada mi dh' ia a pòdiri arrispramia'i: de m'inci essiri getau cun custu e cun cudh'atru, ca mi pariant sa perfetzioni in terra, ca faiant totu po su beni de is atrus, ca mellus non nd'aiat. E su bellu ca oi fut unu e crasi fut un'atru, sentza de cumprendiri ca su sbàlliu fut cussu de s'inci 'etari in manus de ateri a sa tzrupa sentza perunu cunsideru de s'esperientzia passada. E candu oi fut unu e crasi un'atru, no' abarrau a castiai ca mi dhus amostanta sempri is proprias pressonis, fia innamorau de un'idea e cuss'idea cambiàt sempri faci, de una dì a s'atra, e deu non mi ndi sapìa.
Po mori e po i-cussu gei seus arribaus a puntu 'onu. E medas no'dh'ant ancora cumprendiu e a becius funt abarraus piciochedhus innamoraus sempri de un'idea.
Non totus, perou, poita calincunu in cuss'idea si dhu esti beni aposentau e sighidi a dh'ammostari a giovunedgus che a mei, primu, e che a tui immoi po non perdiri totu cussu chi est arrennesciu a nd'arricavari, de i-cussa idea.
Ma, torru a narriri, tui ses giovunu e su mundu est de 'osatrus giovunus, faendi su chi'oleis e no ascurteis a genti scorrobeciada che a mimi, ca dhis paridi, po doveri, de si dha depi narri s'esperienzia insoru.
Teni passientzia po su chi t'apu nau, ma castiadì ingiru a ogusu spibillusu.

Juliu ha detto...

saludi Tziù(?) Eliu, e gratzias po su "giovanu", a cinquant'annus faidi prescei meda custa cosa, mancai mi dus poti beni meda :).
Deu apu tentu sempri custu bisu de su populu liberu e sovranu, fiasa de pipiu, e mai, mai, nemus mi adi fatu "innamorai", ne Melis ne totu sa carretta unionista cosa s'oru. Candu apu connottu a Sedda fiada ( fiaus) cun i s pilus in conca tot'è dus, deu e issu, e su propriu bisu, cussu de unu populu liberu. Oi, chi de annus ndi funti passaus unu scantu ( a sa sarda) e cosas, deu e issu, impari ndi eus biu e fatu una bella pariga ( sempri a sa sarda), potzu nai ca est sempri a su propriu, sempri cun su propriu sentidu e bisu,mancai prus cumpriu, ma sempri cun gana bella e sintzera, onesta e pulida. Is annus funti medas e iadessi furriada calincuna cosa, invecias est sempri a su propriu. Ddu arringratziu meda de su cunsillu, ma oi du potzu nai e du ripitu: su populu sardu iat a depit tenni in contu mannu su tenni unu sardu che issu, chi pentzat, arrescionat e faidi po is sardus. Tenendi contu, ca non ndi nascit medas che issu.

elio ha detto...

@ Juliu

Una cosa fudi scarescendumia: cudh'idea de giustizia, ca est de i-cussa chi s'innamorat sa gioventudi, tenididha cara e non permitas chi ti dha treulint a chiacheras e ti dh'imbrutint a promissas. M'arrecumandu, a ogus apertus.