domenica 31 ottobre 2010

Ce la faremo ad avere una visione unica e sfaccettata?

Il frammento di Sardara
di Franco Laner

Caro Gianfranco,
ho letto il post di Aba Losi di ieri. Proprio alcuni giorni fa Arnold Lebeuf mi scriveva allegandomi il frammento di Sardara con considerazioni diverse (lui è uno storico delle religioni ed archeoastronomo). Che strana coincidenza!
Sulla rappresentazione dell'androgino, maschio e femmina, ho scritto parecchio, suggestionato dai betili di Tamuli. Quando maschio e femmina sono uno, l'essere e perfetto! Spero che finalmente il mio "Sa 'ena" sia stampato perché ho dedicato un capitolo intero agli antropomorfi e alla figura dell'androgino. È un settore di ricerca molto promettente, sul quale gli archeologi hanno sempre glissato.
Singolare come ognuno di noi, nella stessa figura veda aspetti diversi (scrittura, astronomia, simbologia...). Chissà se un giorno riusciremo ad avere una visione unica, seppur sfaccettata!

Caro Franco, il tuo auspicio è lo stesso che spinge questo blog ad ospitare tante letture, fra di esse diverse, degli stessi episodi di ricerca sul nostro passato e anche sul presente e il futuro di quello spicchio di umanità che è la Sardegna. Ma mentre le sfaccettature del presente e del futuro sono almeno tendenzialmente riconducibili ad una visione unitaria, quelle del nostro passato sembrano destinate a restare delle monadi. Una spiegazione ce l'avrei. In economia, in politica, nelle questioni di democrazia (politica, culturale, linguistica...) si hanno normalmente interlocutori capaci di fornire una loro verità diversa. Nel campo dell'archeologia, no. L'offerta di pezzi di verità, fatta dai tanti che si cimentano in ricerche autonome, si trova davanti un muro di silenzio. Né credo sia alle viste un atteggiamento più scientifico in chi dovrebbe pasteggiare ogni giorno a pane e scienza e invece si chiude intorno alle proprie certezze consolidate, aspettando che passi 'a nottata. E allora, credo spetti a ciascuno dei ricercatori autonomi tendere a quella visione unica in cui la sintesi sia non l'abbandono delle singole acquisizioni ma la ricerca di ciò che le tenga insieme. [zfp]

5 commenti:

Archeologia Nuragica ha detto...

Si il reperto si trova a Santa Anastasia a Sardara.

Lebeuf è in diritura d'arrivo col suo libro su Santa Cristina, un osservatorio astronomico lunare strutturato in modo tale da riuscire a conoscere i nodi (punti in cui l'orbita della luna interseca l'eclittica) e dunque a prevedere le eclissi.

saluti

Mauro Peppino

zuannefrantziscu ha detto...

da Franco Laner

Il breve post sul frammento di Sardara che opportunamente Gianfranco ha pubblicato, comprendeva una considerazione di Lebeuf , che aveva appena visitato il sito e che riporto di seguito, così si capisce meglio il mio accenno all'interdisciplinarietà che auspico:

Franco, gracias por las fotos, espero alguien puede hacerme las nuevas fotos.
Fuy a Sardara, de verdad es muy interesante, el pozo parece construido
como el de S.Cristina, es un pozzo votivo en el cual se encontraron muchas
ofrendas, entre otras una representacion de mujer con un palo terminado
por un crescente de luna, la parte baja del palo es entallado como los
calendarios primitivos. Te mando la foto.
Arnold.

Le foto citate della lettera di Lefeuf riguardano elementi della fonte di Gremanu (foto 5 e 23 della Guida n. 42 di M.A. Fadda, serie Sardegna Archeologica, Delfino editore): che bello se qualcuno dei blogger potesse scattarle per Lebeuf! (se qualcuno si propone, mi scriva e gli dò le dritte!)
La sua notazione al frammento di Sardara riguarda ovviamente i suoi interessi lunari e la misura del tempo.
Sui centri concentrici credo sia da andar cauti, considerata la loro iterazione in contesti e situazioni fra loro molto diverse e la loro università.
Il cerchio ha significato di perfezione, totalità, di autosufficienza, ecc.. Più centri concentrici possono rappresentare gradi di essere. I centri concentrici sono allo stesso tempo solari e lunari. Tre cerchi, il passato, il presente, il futuro. Il cerchio è l'unità celeste. Il cerchio è Dio, ecc. ecc.
Arrisentirci

zuannefrantziscu ha detto...

da Franco Laner

@ Aba

Mauro, che accompagnava Lebeuf al pozzo di Sardara e al Museo, forse ti potrebbe rispondere meglio di quanto possa fare io.
Innanzitutto la foto di Lebeuf coglie una angolazione di qualche grado diversa ed è più chiara di quella di Sanna. Si vede ad esempio che ciò che la donna (un dio alato per Sanna) abbraccia (un pene?, un palo, lo chiama Arnold) qualcosa che termina con una decina di tacche, alle quali si riferisce Arnold. Ma dall'altra parte c'è, chiara la vulva, e non centri concentrici! Nella foto di Gigi ciò non si vede!
Pertanto ciò che vedo nelle due foto mi suggerisce immagini diverse: i seni ci sono, ma potrebbero essere anche il rilievo delle braccia piegate... Almeno almeno potrei dire ciò che vedo avendo in mano l'originale, così posso dire solo monate! Gli occhi non sono affatto spiraliformi (Gigi). Ho imparato a non confondere centri concentrici con spirali. La spirale è un segno di continuità, di espansione. Il cerchio è assolutamente chiuso!
La faccia del coccio non mi pare animalesca, bensì dolce e se proprio dovessi dire, più che un bastone o un fallo mi pare stringa una creatura!
Giuro comunque che non ho bevuto!

Gigi Sanna ha detto...

Caro Franco, tu hai ragione nel mettere in rilievo la differenza grafica tra cerchielli concentrici e la spirale. Mentre scrivevo io stesso mi rendevo conto della differenza che però non ho reso esplicita perchè questa non mi sembrava così netta. Te ne puoi rendere conto osservando la spirale nel concio di Bosa che quasi non capisci se sono tre cerchi concentrici oppure una spirale a tre cerchi.
Comunque,giusta l'osservazione, l'importanza è relativa, perchè sono entrambi simboli celesti, cioè sono simboli della circonferenza potenza taurina del sole e della luna (come intendi anche tu). I due 'occhi' (come cercherò di spiegare in un prossimo post)di cui parla Aba(riferendosi, con correttezza filologica, a più documenti dell'iconografia nuragica: altrimenti di ogni cosa singola tutto si può dire! Quindi, spesso, il niente)sono anch'essi, senza che ce ne rendiamo conto, simbolo della divinità androgina 'celeste' o 'alata' Sole-Luna. Entrambi taurini.
Indi qualche domanda: caro Franco perchè pensi che il simbolo solare tra le gambe (sono proprio gambe!) della figura abbia un rilievo maggiore in numero di cerchi rispetto a tutti gli altri? Un aspetto decorativo? O invece è un porre in 'rilievo' qualcosa e una raffigurazione metonimica? E ancora.Perchè questi sono dodici? Mera combinazione? O c'entra il numero solare? E perchè le mani hanno le dita che sono delle penne? O qualcuno vorrà sostenere che così disegnate sono davvero delle dita?

Franco Laner ha detto...

Che bello se potessi risponderti, caro Gigi!
Le due immagini suggeriscono cose diverse: ho provato a farle vedere ad altri e vien fuori di tutto. Ad esempio la maggioranza dice che sono mani, anche perché hanno 5 dita (solo oggi, darwinianamente, possiamo pensare che le ali siano gli arti superiori, o viceversa) e quindi pensare che le braccia siano ali.
Non vedo la testa alata. Sopra la testa c'è l'orlo del vaso, non piume! Ad ogni modo mi piacerebbe vedere l'originale: dalle foto ho sempre preso cantonate! Perché sono enfatizzati i cerchi fra le gambe? Forse per enfatizzare la simbologia vitale. Quei centri concentrici diffusi potrebbero essere la decorazione dell'indumento che il personaggio indossa, oppure decorazione simbolica, perché il vaso conteneva liquidi per celebrare, rituali...Ma più dico ciò che penso, più mi accorgo che non ho nulla di certo e anche piccole certezze che pensavo di avere si sfaldano ed incrinano!
Franco