venerdì 22 ottobre 2010

Tarsis-Tartesso? A Cagliari (I)

di Giuseppe Mura

La maggioranza degli studiosi che affrontano il tema dell’identificazione di Tarsis tramite le informazioni provenienti dalla Bibbia, la collegano all’altrettanto fantomatica Tartesso dei Greci. Tarsis è citata nei seguenti libri sacri: Salmi, 1 Re, Genesi, Isaia, Ezechiele, Geremia e Giona , dove i commentatori delle diverse edizioni interpretano generalmente il termine con quello di “navi di lungo corso per il trasporto dei metalli” o, più semplicemente, di “fonderia”. Queste le informazioni provenienti dai libri scritti dai vari profeti:
  • Tarsis ha una collocazione geografica occidentale, naturalmente rispetto ad Israele;
  • Tarsis è identificata come isola o come terra collocata genericamente “in mezzo ai mari”;
  • Tarsis impone il proprio dominio commerciale su Israele e sui vicini centri di Tiro e Sidone tramite una potente flotta; i vari profeti biblici denunciano, nei confronti di Tarsis, un certo timore reverenziale;
  • Tarsis importa nel Canaan molti materiali, tra i quali i metalli più preziosi del tempo, come argento (battuto e laminato), oro, ferro, stagno e piombo;
  • Tarsis risulta collegata via mare con Israele, in modo stabile, tramite lo scalo di Giaffa (l’antico porto di Tel Aviv);
  • gli abitanti di Tarsis praticano una particolare idolatria: adorano idoletti in metallo costruiti dai oro abili artigiani; inoltre vestono lussuosi abiti di porpora e bisso;
  • Tarsis assume il titolo di “madre” di Tiro, ruolo spiegabile con l’imposizione del dominio commerciale; meno chiara, invece, risulta la definizione di Tiro come “figlia” di Sidone, in quanto le due città erano delle vere e proprie consorelle politiche e commerciali. Questa duplice filiazione di Tiro suscita non poche perplessità negli esperti commentatori biblici, tanto da suggerire l’esistenza di una sorta di duplicazione in Occidente dei centri di Tiro e Sidone sotto le dipendenze di Tarsis. Si tratta di una duplicazione che trova conferma nelle fonti greche, ma in particolare in quelle omeriche.

40 commenti:

Pierluigi Montalbano ha detto...

Ciao Giuseppe,
sono arrivato a metà del tuo bel libro e devo confessarti che attualmente vado a rilento. Il motivo principale è che le prime 150 pagine erano costituite da materiale noto e scorrevano rapidamente, pur con qualche dettaglio aggiuntivo che ne rende intrigante l'approfondimento. La parte che leggo in questi giorni riguarda i miti greci, e francamente è farraginosa, non certo per colpa tua. Sono i greci che, pur di inventare i loro miti, riversano sui lettori le fantasie più inconcepibili sugli dei. Ma così è...non possiamo farci nulla. In qualche modo questa evoluta civiltà doveva lasciare un segno nella storia e ci sono riusciti, con buona pace di chi non crede agli alieni o agli Ufo ma deve studiare suo malgrado le sciocchezze su Zeus o Crono.
Ancora non esprimo un parere sulla tua teoria, ma sai che quando ne parlammo vis a vis rimasi affascinato dalla possibilità che la Tartesso greca e biblica sia posizionabile in Sardegna. In quella occasione, e al convegno della presentazione del libro, espressi il mio parere, ossia l'identificazione di Tartesso con Tharros, quindi sul porre Tartesso in Sardegna (che già sarebbe straordinario) abbiamo posizioni vicine. Diverso il discorso su Atlantide, una storiella inventata da Platone, che intelligentemente racconta di averla appresa da altri (non entro nello specifico perché sarebbe troppo lungo) e la fa scomparire al termine della favola. Ci sarà occasione per approfondire...nel frattempo ti faccio i migliori auguri per il libro, che consiglio vivamente a tutti.

francu pilloni ha detto...

Grazie, Giuseppe, per l'ammirevole lavoro che ci regali e per la passione che ci metti.
E ora, chi ha differenti opinioni in merito può esprimerle, se vuole, e giustificarle con pari dignità.
Senza ricorrere a metodi spicci, catalogando come favole le cose che non gli tornano, tenendo bene in mente che anche Ilio-Troia era una "favola" di poeta fino a un secolo fa.

Giuseppe ha detto...

@ Pierluigi Montalbano

Probabilmente oggi Zuanne è impegnato a Nuoro per ritirare il meritatissimo trofeo, quindi la sua è una dimenticanza da giustificare!
Infatti, ti avviso che l'articolo è incompleto e penso che domani pubblicherà la seconda parte.
Di fronte al saggio completo potresti anche cambiare opininione.

Giuseppe Mura

zuannefrantziscu ha detto...

E raju...
Remediadu

Giuseppe ha detto...

@ Francu Pilloni

Naturalmente l'informazione vale anche per te. Intanto ti ringrazio per le belle parole e spero davvero che qualcuno non liquidi il tutto con la solita scusa dei Miti che qui non ci sono, si tratta solo di testimonianze concrete.

Giuseppe Mura

shardanaleo ha detto...

JUSE' sto leggendo anch'io il tuo libro e devo porti una domanda un poco spigolosa, ma senza polemica: Ho trovato delle teorie nuove per quanto riguarda gli studi di una volta e le Verità conosciute fino a poco tempo fa. Alcune ho potuto notare che le conosco fin troppo bene. Anche perchè almeno DUE sono una mia teoria pubblicata nel 2005, vedi la VELA MODERNA sulle navi di medinet Abu e l'osservazione sulla mncanza DI REMI nelle navi dei PdM. Questa intuizione la proposi al comandante Jaku Pisu e la studiammo insieme. Anche lui la pubblicò. Non ho però trovato alcuna citazione, nè di Pisu, nè di melis in bibliografia... DIMENTICANZA?
L'altra è meno importante, ma IDEM come sopra.
Kum Salude
leonardo

Pierluigi Montalbano ha detto...

I miti hanno sempre un fondo di verità, e non bisogna dimenticare che la tradizione orale ai tempi in cui la scrittura era per pochi eletti (gli scribi) era molto precisa, soprattutto in certi dati. Quando parlo di favole intendo le esagerazioni sugli dei greci, non certo su Tartesso. Giuseppe ha fatto un bel lavoro nel suo libro, molti autori dovrebbero seguire il suo stesso metodo, avremmo già fatto qualche altro passo avanti nella ricostruzione del mosaico della storia sarda, invece si perde tanto tempo (e credibilità) per colpa di qualche scrittore che prende dati qua e là, li miscela secondo ciò che vuol far credere, inserisce un po' di fumo per nascondere le magagne e poi...pubblica. Questi personaggi creano disordine, e per acchiappare qualche lettore in più enfatizzano gli avvenimenti che stimolano l'orgoglio sardo. Ho sempre detto che la civiltà nuragica (e credo che Giuseppe sia d'accordo) fu grande...e non ha bisogno di esagerazioni per essere considerata importante.
Bisogna stare nel mezzo, aiutare gli archeologi nelle indagini e incentivare gli autori per la divulgazione. Quando si segue un metodo scientifico i risultati sono sempre soddisfacenti, ci vuole più tempo, ma non si scivola.

Giuseppe ha detto...

@ shardanaleo

No Leo, nessuna dimenticanza a proposito di citazioni. Sul libro puoi esprimere tutte le perplessità che vuoi e saranno bene accette per eventuali discussioni, ma non questa. Se ci fai caso ci sono ben dieci pagine dedicate alla bibligrafia e, visto che lo stai leggendo, prova a verificare, con un nome qualsiasi, se ti risulta veritiera.
In realtà sulle navi dei Popoli del Mare, da tantissimi anni, esistono molti studi effettuati dai migliori Istituti di ricerca in campo internazionale.
Quanto alla mancanza di remi non ci vuole molta intuizione per capire la differenza con le navi egiziane.
Abarra sanu

Giuseppe Mura

shardanaleo ha detto...

Montalbano scrive:
""invece si perde tanto tempo (e credibilità) per colpa di qualche scrittore che prende dati qua e là, li miscela secondo ciò che vuol far credere, inserisce un po' di fumo per nascondere le magagne e poi...pubblica.""
E tu ne sai qualcosa, vero Montalbano?

Giuseppe ha detto...

@ Pierluigi Montalbano

Sostieni che la civiltà nuragica fu grande e mi chiedi se sono d'accordo.
In raltà, per quanto mi riguarda, il primo passo è stato proprio quello di capirne la vera grandezza, preso atto di questo mi sono semplicemente chiesto che una civiltà di così alto livello non poteva non avere lasciato tracce nelle fonti più antiche. Ecco perché ho approfondito le mie conoscenze sulla Bibbia, sulle fonti egiziane e su quelle greche, convinto del fatto che i Nuragici potevano essere noti con nomi diversi a seconda della cultura interessata.
Ti ringrazio per gli auguri sul libro. Sappi che gradisco gli interventi critici costruttivi, mi semmbra di aver capito che, a prescindere dall'argomento trattato sui Nuragici (scrittura, storia, allineamenti astronomici, architettura civile, archeologia ecc.) abbiamo un obiettivo comune: tentare di ricostruire la verità sul nostro passato.

Giuseppe Mura

Pierluigi Montalbano ha detto...

Caro Leo,
non ti è sufficiente la risposta di Giuseppe?

Pierluigi Montalbano ha detto...

@ Giuseppe
Il primo obiettivo è quello di accertare, senza ombra di dubbio, che i nuragici e gli shardana sono lo stesso popolo, ossia i sardi. Tutti i dati confluiscono verso questa ipotesi, anche perché se così non fosse bisognerebbe supporre che gli shardana invasero il nostro territorio. Questa teoria ha una falla clamorosa: la civiltà nuragica ha continuità di vita dal XVI al VI a.C. con una frattura sociale nel X a.C., che modificò l'assetto sociale pur mantenendo simili caratteristiche.
Se un popolo invade una terra, e gli shardana erano esperti guerrieri, si sostituisce agli sconfitti, ma tutte le attestazioni della bronzistica, della statuaria e dell'architettura confermano che il popolo celebrato era quello che costruì i nuraghe.
Le ultime notizie che arrivano dagli zooarcheologi, dai botanici, dai carpologi e dai chimici descrivono una società agricola intenta a manipolare l'ambiente per vivere al meglio. Questi tecnici non danno notizie su guerre o su episodi cruenti che possano suggerire l'invasione shardana. Sembra che questo popolo sia integrato perfettamente nel territorio sardo, con i vari distinguo dovuti al fatto che la Sardegna è grande e certamente i chiefdom erano numerosi e vari.

Gigi Sanna ha detto...

Caro Giuseppe, le testimonianze (le fonti)sono concrete. Non è questo il punto. Il punto è che le fonti ti danno dei dati che tu maneggi, interpreti, conduci in una certa direzione.Ma tu sai meglio di me che le fonti classiche, soprattutto dal punto di vista geografico (tranne che i geografi del passato, anch'essi però discutibilitibili) non sono per nulla attendibili. Nessuno storico 'scientificamente parlando' ti viene dietro su dati del tutto opinabili. Nessuno degli storici ( e degli archeologi) ha accettato come dato scientifico quello di Sergio Frau sulla collocazione della città di Atlantide nel Campidano di Cagliari. E' frutto di calcoli e di ipotesi, non un dato 'scientifico'. Gli indizi ti danno solo indizi, talvolta anche interessanti, non dati 'concreti'. Ci hanno provato, come sai, intere generazioni di studiosi ad individuare la geografia omerica. E sai qual'è il risultato 'concreto'. Forse, chissà!
Ma attendo il secondo tempo per chiederti qualcosa di molto più importante sulla, a dir poco strabiliante, Tarshish cagliaritana. Nel frattempo però ti chiedo: Hai letto il mio saggio sulla Stele di Nora? C'è una parola molto importante sulla Stele.Non vorrei che tu l'avessi trascurata. Sarebbe imperdonabile!

ADG ha detto...

@Montalbano descrivendosi scrive:

"molti autori dovrebbero seguire il suo stesso metodo, avremmo già fatto qualche altro passo avanti nella ricostruzione del mosaico della storia sarda, invece si perde tanto tempo (e credibilità) per colpa di qualche scrittore che prende dati qua e là, li miscela secondo ciò che vuol far credere, inserisce un po' di fumo per nascondere le magagne e poi...pubblica. Questi personaggi creano disordine, e per acchiappare qualche lettore in più"

Ti sei fatto un esame di coscienza e hai finalmente fatto outing. Buon per te.
ADG

maimone ha detto...

Sono sempre stato dell'idea che Tarsis e Tartesso indichino due luoghi ben distinti. L'associazione Tarsis-Tartesso mi sembra ingannevole e, soprattutto, correggetemi se sbaglio, indimostrata. O quantomeno, mi pare che viene accettata acriticamente. Il primo termine, Tarsis, di origine semitica, indicava senza dubbio un luogo ben preciso, reale, e tutto lascia pensare che fosse la Sardegna, o una parte della Sardegna. Il secondo termine, Tartesso, di origine greca, é nato dopo, usando probabilmente come base Tarsis, ma indicando genericamente il lontano Occidente o, forse, l'Iberia in particolare.
Io credo che bisognerebbe riprendere attentamente l'origine di molti nomi antichi, perchè se si crea un equivoco in principio, questo equivoco ce lo trasciniamo per millenni come una cosa certa, ma in realtà mai dimostrata. Mi viene in mente, ad esempio, un'altra associazione (Tursha-Tirreni) anch'essa, a mio parere, tutta da dimostrare (non foss'altro perché manca una N). Se partiamo dal presupposto, come io credo, che Tirreni vuol dire in greco "costruttori di torri", perché associarli con i Tursha? Intanto, si tratta di due termini distanti fra loro diversi secoli; poi non capisco perchè gli Egizi del 1200 a.C. avrebbero chiamato i Tursha prendendo a prestito un nome greco. Trovo più logico che gli Egizi abbiano chiesto ai loro prigionieri come si chiamassero. E se i Tursha provenivano da Tarsis?
Fonti greche riportano il mito di Norace che viene in Sardegna da Tartesso e fonda Nora. Gli studiosi, però, sostengono che gli Iberi di Norace si stanziarono nel Nord dell'isola e sarebbero i Balari, forse perchè il nome ci richiama le Baleari. Questa fondazione di Nora, in tal caso, ci sta come i cavoli a merenda. Siamo sicuri che i Greci, nella loro beata ignoranza (come direbbe L. Melis) per Nora non intendessero Nure, nell'Algherese?
Siamo sicuri, infine, che Sardo, anziché dalla Libia, non fosse arrivato dalla Lidia? Basta mettere per errore un B al posto di una D, e la frittata é fatta.
Scusate, oggi ho le idee particolarmente confuse.

Pierluigi Montalbano ha detto...

Caro Maimone,
Giuseppe nel suo libro affronta il discorso Tursha e lo risolve ponendoli in Sardegna. Non voglio anticipare ciò che dirà (perché sono certo che ti risponderà nel dettaglio) ma la sua ipotesi è verosimile.

Giuseppe ha detto...

Scusate il ritardo e il fuori argomento. Ho dedicato l'intera mattinata ai "Monumenti aperti di Sinnai" organizzata dal comune. Segnalo in particolare le mostre "Sutiles Naves", curata dagli amici dell'Associazione culturale Archistoria di Sinnai, e "Il Popolo di Bronzo" di Angela Demontis.
Nel primo caso, al di là di una serie di bellissimi pannelli e disegni che illustrano gli aspetti costruttivi delle navi antiche, si possono ammirare alcuni splendidi modelli di navi nuragiche ricostruite nel rispetto di tutti i patricolari tecnologici. Nel secondo caso si possono ammirare is armas, is bestiris e is ainas de is bronzitus nuraxesus, torraus a fai a mannària naturali.
Quest'ultima mostra nasconde una bellissima sorpresa, da prendere come esempio: i singoli modelli sono illustrati da preparatissimi bambini delle scule elementari!
Vivissimi complimenti al comune all'associazione culturale e alle maestre, le quali mi hanno confidato che non disegnano di parlare in limba con i loro allievi.

Giuseppe Mura

maimone ha detto...

Il mio voleva essere un discorso di carattere generale e un invito a prendere con le molle gli scrittori greci, in particolare, che hanno sempre dimostrato di conoscere ben poco la Sardegna. Ho letto il libro di Mura quand'era appena uscito. Trovo che é un bel libro, come molti altri usciti questi anni, ma naturalmente, nessuno di loro mi pare la Bibbia. Diciamo che ognuno di loro riporta frammenti di verità. La cosa più difficile sarà riuscire a legarli tutti insieme.

Giuseppe ha detto...

@ Gigi Sanna

Caro Gigi
mi dispiace sentirti dire che "maneggio" le fonti e che i dati che utilizzo sarebbero "opinabili". Conosco i tuoi lavori e so che ipotizzi di identificare Tarsis-Tartesso nell'antica Tharros. Rispetto la tua opinione ma, ti prego (scusa Francu Pilloni, ma utilizzo una tua frase): giustificala con pari dignità senza ricorrere a metodi spicci.
Trovo perlomeno curioso il fatto che, nel mio caso, scomodi gli storici di quel mondo accademico che scarti sistematicamente quando ignorano i tuoi studi.
In ogni caso sappi che quello che più mi interessa è riportare Tartesso in Sardegna a prescindere dal luogo di collocazione, anche perché gli Spagnoli ci stanno ancora lucrando col turismo.
Con simpatia

Giuseppe Mura

Gigi Sanna ha detto...

No caro Giuseppe: ripeto: tu 'maneggi' le fonti e i dati sono 'opinabili'. Lo vuoi negare? Non è possibile. E cosa fai per collocare la tua geografia nel golfo di Cagliari? Operi forse come un matematico? E cosa sono le fonti classiche storiche e letterarie? Basi certe di partenza? Sono basi insicure, estremamente insicure per ricavare, addirittura, dati geografici e toponomastici. Almeno lo fossero sicuri! Sarei stato il primo a servirmene! Te lo stanno dicendo e ripetendo questo in mille modi e tu non vuoi sentire. Io non ho voluto (con il mio post?) giustificare la mia opinione. Ti ho chiesto solo se avevi preso in considerazione un dato epigrafico che non si può trascurare. Solo questo. Se tu mi trascuri la stele di Nora e il coccio nuragico di Orani che riporta l'incipit di Tarshosh fai torto a quel 'concreto' dei dati da cui dici di voler partire. Omero e tutti gli storici classici non citano mai (dico mai!) Tarshis, i documenti sardi sì. In questo hanno la stessa dignità dei documenti ebraici che, guarda caso, sono 'alfabeticamente e lessicalmente, riconducibili a quelli che si stanno trovando da 15 anni a questa parte. Lavorare sui primi trascurando gli altri lo trovo metodologicamente non solo sbagliato ma anche assurdo. Se non lo hai fatto lo giudico imperdonabile!
Quanto agli studiosi io non 'scarto' proprio nessuno e men che meno 'sistematicamente'. Tanto poco li 'scarto' (gli accademici)che me li sono fatti spesso nemici confutando apertamente, senza fare il democristiano, con i documenti ( non con le parole) le loro asserzioni. Forse con i due post sull'Alinei non ti sei reso conto di quale partita si stia giocando e senza 'scartare' proprio nessuno degli accademici soprattutto i linguisti.Ma forse volevi dire altro.
Comunque, aspetto il secondo tempo. Per il primo ti ho già detto.Sul fatto di riportare Tarshosh in Sardegna credo che siamo d'accordo e ciascuno faccia la sua parte ma consapevole che non tutti i dati a disposizione per farlo sono sullo stesso piano dell'oggettività. Omero, mi dispiace per lui e per me (che lo ho insegnato tutta una vita), non vale per il nostro specifico discorso la misera capanna di Perdu Pes nè il ciondolo col 'Aba Shardan di Allai!

Giuseppe ha detto...

@ Gigi Sanna

dal modo con cui rispondi dai la netta impressione di aver letto l'articolo troppo in fretta. Guarda che arrivo a queste ipotesi semplicemente analizzando le fonti che narrano di antiche navigazioni che illustrano la morfologia dei luoghi visitati. Questo significa che la geografia e la toponomastica che mi accusi di ricavare proviene dagli stessi autori e che non è farina del mio sacco. Mi limito semplicemente a prenderne atto e paragonarle con luoghi esistenti che hanno le caratteristiche storiche, archeologiche, di costume ecc. per essere identificabili con i luoghi citati.
Se poi ritieni che tutte queste antiche testimonianze siano delle storielle e vanno scartate perché non dimostrabili in modo matematico non ci posso fare niente: è una tua scelta personale, anzi personalissima.
Ti sei mai chiesto il perché molti eminenti studiosi dedicano la loro attenzione a ricostruire gli antichi viaggi? Pensi che siano tutti dei creduloni che ci prendono gusto a perdere il loro tempo e che non meritano la dovuta attenzione come gli studiosi di altre discipline?
Saluti

Giuseppe Mura

Giuseppe ha detto...

@ Maimone

dal tuo secondo commento ho capito che non ti interessa più la risposta alla domanda iniziale, d'altronde la puoi vedere nel libro!
Ottima la tua considerazione su un complesso di libri che riportano ognuno frammenti di verità. Ora ci vuole qualcuno che sappia mettere insieme questi frammenti e, visto che hai questa visione di insieme, perché non provi? Ti trovi nelle condizioni ideali!
A si biri

Giuseppe Mura

shardanaleo ha detto...

Jusè... scusa la PIBINKERIA, ma non ho capito la tua risposta. Vuoi dire che l'equazione: MANCANZA DI REMI = VELA MODERNA è una tua intuizione personale?
Se è così complimenti. Ma devo pensare a questo punto che tu non conoscessi i miei libri e i miei interventi su questo argomento in giro per il web. Lo so, non eri obbligato a conoscerli. Ma la cosa, permettimi appare strana. NESSUNO mai in 3200 anni ci aveva badato. Io l'ho scrtitto nel 2005 e ora arrivi tu e... va bene... potrebbe essere. Lo prendo per buono e la chiudo qui...
Kum Salude.
Leonardo

Giuseppe ha detto...

@ shardanaleo

Probabilmente non mi sono spiegato bene: non intendo fare l'equazione: MANCANZA DI REMI = VELA MODERNA, e tantomeno arrogarmene l'intuizione. Mi ripeto: l'arte della navigazione antica e la tecnologia delle navi sono informazioni che si trovano da molti anni nei siti dei maggiori Istituti del mondo. Quanto all'assenza di remi nelle navi dei Popoli del Mare intendo questo: osservando le raffigurazioni della battaglia sul mare del 1174 a.C., incise sulle pareti laterali del tempio mortuario di Ramses III, a Medinet Habu, è troppo evidente la differenza con tutte le navi egiziane, disegnate invece col massimo della potenza remiera.
A si biri

Giuseppe Mura

Atropa belladonna ha detto...

Caro Giuseppe, ti sei dimenticato un paio di cose dalla Bibbia:
1) Tarshish è eponimo, così si chiama uno dei figli di Iavan figlio di Jafet figlio di Noè (Gn 10); siamo in piena tavola delle nazioni, e lì si dice piuttosto chiaramente che da figli di Iafet derivano gli abitanti delle isole;
2)nel salmo 72 si parla di Re di Tarshish
3)Nel capitolo 60 di Isaia, lontano dal suo famoso oracolo contro Tiro e quindi anche contro Tarshish ( e probabilmente di altro autore) il Signore parla così a Gerusalemme: " Sono le isole che spereranno in me
e avranno alla loro testa le navi di Tarshish, per ricondurre i tuoi figli da lontano con argento e con oro,
per onorare il nome del SIGNORE, tuo Dio,del Santo d'Israele, che ti avrà glorificata".

@Gigi
La stele di Nora ed il coccio di Orani (e forse l' altare-ora-panchina di Zeddiani) sono, a parte la Bibbia, gli unici documenti in cui la città viene così nominata, o sbaglio?

maimone ha detto...

ò Giuseppe

Temo di non essere la persona adatta. Del resto ancora bisogna aspettare. Sono convinto che questo periodo di "rinascimento sardo" non abbia ancora smesso di dare frutti. Al momento, manco con i calcolatori della NASA si riuscirebbe a combinar qualcosa

Grazia Pintore ha detto...

"chentos berrittas chentos concas"parole del signor Pilloni.Vi leggo con immenso interesse,pur essendo analfabeta,in questo campo,non capisco però perchè non siate più pacati nelle vostre discussioni;lo scambio di pareri è positivo e, con una maggiore flemma,sarebbero anche più costruttivi.Scusatemi.

Gigi Sanna ha detto...

Sì,Atropa, sono le uniche attestazioni della parola. Ma ci sono solo in Sardegna, a dispetto di tutti e di tutto!

shardanaleo ha detto...

la parola TRSS la ritroviamo in diversi toponimi sparsi per il Mediterraneo e non solo.
THARROS, TURRIS, TIRIA, TIRSO, TARTESSO, TARSO, THURSA e persino TIRO, che chiaramente non si chiamava così. Il suo name infatti suonava TSUR, pronunciato forte, come TZUR... anzi come... ZURRU, cognome assai noto in Sardinia e con il significato vicino all'ACQUA-
Però a dar ragione a Gigi (Sanna) vorrei far notare che la maggior concentrazione del nome lo troviamo a OCCIDENTE della Sardinia: THARROS, TIRSO, TIRIA (aggettivante di TIRO/TSUR)..
Kum Salude
leonardo

Giuseppe ha detto...

@ Atropa belladonna

Grazie per le dimenticanze che segnali Atry: il mio discorso sulla Bibbia non intendeva essere esaustivo nell'artico, altrimenti sarebbe diventato ancora più lungo! Infatti nel libro tratto l'argomento in modo più esteso.
In ogni caso non mi pare che le dimenticanze comportino una modifica della sintesi che ho elencato nello stesso articolo.
Un caro saluto

Giuseppe Mura

Giuseppe ha detto...

ò Maimone
Sei un ottimista nel considerare questo periodo come una sorta di "rinascimento sardo", magari lo fosse davvero! Mi spiego meglio, il Rinascimento ha lasciato segni culturali indelebili, mentre in Sardegna, anche se in termini di ricupero del nostro passato sono stati fatti passi notevoli in diversi campi, questi studi sono ignorati dal mondo accademico e dai media (loro collegati in modo indissolubile), quindi restano racchiusi nell'ambito locale degli appassionati.
Abarra sanu

Giuseppe Mura

Giuseppe ha detto...

@ Grazia Pintore
Signora, guardi che proprio in questo caso i commenti sono davvero pacati, pur nelle logiche differenze di pensiero. Le sa bene che ci sono stati ben altre discussioni, a volte addirittura offensive!
Un saluto

Giuseppe Mura

maimone ha detto...

Però a dar ragione a Gigi (Sanna) vorrei far notare che la maggior concentrazione del nome lo troviamo a OCCIDENTE della Sardinia: THARROS, TIRSO, TIRIA (aggettivante di TIRO/TSUR)..


Dispiace fare sempre il bastian contrario ma io escluderei il nome TIRIA dall'elenco. Un pò perché manca la S, ma soprattutto perché TIRIA é il nome sardo della Calycotome spinosa, una specie di ginestra selvatica, piuttosto diffusa in tutta l'isola. Anche il nome (sia come pianta che come toponimo) é diffuso un pò dappertutto, anche sotto forma di TIRIARZU/TIRIALZU (luogo dove cresce la TIRIA). Naturalmente, non si può escludere che il nome derivi da Tiro. Un studioso di botanica, mi pare il Cossu, aveva fatto questo accostamento molti anni fa.

maimone ha detto...

@ Giuseppe

Io sono convinto che siamo in pieno rinascimento, e l'onda é ancora lunga. Forse durerà più diuna generazione. Quanto al mondo accademico io non ne farei un problema. Chi, a torto o a ragione, si ritiene depositario della verità é sempre in ritardo rispetto al succedersi degli eventi. E' sempre stato così. Ma poi si adegua facendo finta di nulla. Ne sanno qualcosa galileo, Pasteur, Mendel, darwin e compagnia bella. L'importante é impiegare nei propri studi criteri e metodologie quanto più obiettivi possibile, in grado di reggersi con le proprie gambe, oltre i tempi e oltre le mode.

Giuseppe ha detto...

@ shardanaleo
Scrivi: "la parola Trss la ritroviamo ... persino su Tiro, che chiaramente non si chiamava così. Il suo nome infatti suonava TSUR, pronunciato forte, come TZUR".
In questo modo, se non erro, confermi l'ipotesi di Wagner, il quale riteneva probabile che il nome di Tharros derivasse dai Fenici in ricordo di Tiro, la loro città madre.
Ora, ammettendo di attribuire a Tharros l'epiteto di "Tiro d'Occidente", resta da vedere se davvero la Tiro orientale era la città madre di quella sarda oppure, come dice la Bibbia, era semplicemente la figlia della Tarsis-Tartesso occidentale. In tal caso, ammettendo la collocazione di Tarsis-Tartesso a Cagliari (Gigi tieniti forte), Tharros andrebbe considerata come figlia dell'attuale capitale della Sardegna.

Giuseppe Mura

Grazia Pintore ha detto...

Signor Giuseppe,mi sono riletta tutti i commenti ed,in effetti,ha ragione,sono pacati.Ho sempre paura che le discussioni accanite,a volte,possano sfociare in offese gratuite.Ad ogni modo voi discutete ancora ed io,leggendovi, cercherò di rendere meno profonda la mia ignoranza.

Atropa belladonna ha detto...

Non credo Giuseppe che le aggiunte siano irrilevanti: 1)l' eponimo pone Tarshish in una posizione molto "alta" dal punto di vista del, chiamiamolo così, prestigio biblico-essendo Noè il suo bisnonno. Inoltre lo pone tra le isole (figli di Iavan)
2) si parla di Re di Tarshish, quindi anche in tal caso si dà una certa rilevanza alla città o regione che sia
3)Il riferimento cultico di Isaia: YHWH che dice "sono le isole che spereranno in me, con alla testa le navi di Tarshish" , non solo ribadisce il fatto delle isole e la rilevanza di Tarshish, ma ripropone il culto di YHWH praticato dalle isole! un fatto se vuoi eclatante, ma che si ritrova nei documenti epigrafici sardi. Questo sì è un fatto eclatante.Assieme al ritrovarvi Tarshish; sui toponimi davvero non mi esprimo invece. Perchè allora dovrei estrarre la Tarsisi di Esarhaddon, per esempio-da cui lui scrisse di ricevere tributi; ma agli assiri piaceva abbastanza sovrastimarsi.
Rimango sul fatto che TRSS sia scritto dove si diceva sopra.

Giuseppe ha detto...

@ Atropa belladonna
Hai ragione, le tue aggiunte non sono irrilevanti in termini di prestigio, specie con l'attribuzione a Tarshish di casa reale.
Io me la sono cavata dicendo semplicente che Tarshish suscitava un certo timore reverenziale nei profeti biblici.
Trovo di importanza fondamentale l'attestazione di Isaia sulla pratica del culto di YHWH da parte degli abitanti delle isole, con in testa Tarshis. Dici bene: si tratta di un fatto eclatante perché attestato, da te e da Gigi, nei documenti epigrafici sardi.
Come vedi, ci troviamo di fronte, per l'ennesima volta, ad una bella evidenza: gli studi provenienti da diverse discipline possono condurre nell'unica direzione, che é quella di ricuperare la grandezza dell'antica civiltà dei Sardi.
Un caro saluto

Giuseppe Mura

Giuseppe Carta ha detto...

Bello leggere una discussione tra studiosi sardi. Ognuno con la propria berritta, a difesa dei propri studi, ma anche alla ricerca di un dato nuovo da sviscerare, uno scontro sincero per uno studio più profondo, E’ proprio vero, fra non molto, grazie alle 100 teste al lavoro, i sardi riavranno la propria storia e le 100 berritas brinderanno assieme. Divisi ma uniti, senza paura di essere smentiti. Grazie!

Francesco Biancu ha detto...

Jaffa nel 1050ac era in mano ai Popoli del Mare. In quegli anni partirono i bastimenti per Tarshish in Iberia( Raphael Patai), dove le miniere di Argento incominciavano ad attirare, le navi orientali. Tramite la Sardegna e Tharros, I popoli del mare, si imbarcarono per il Rio Tinto, probabilmente, imbarcando piloti sardi, che da sempre conoscevano quelle tratte. la denominazione di Tarshish e Tharros è da ascriversi a voci di strato tirrenico, in uso dai Tursha e Peleshet.( Thyrsos, Tiras, Turas, Taras).