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| Le annotazioni di Laner sulla pintadera |
di Franco Laner
La pintadera fotografata da Atropa Belladonna mi suggerisce alcune considerazioni.
Dai primi commenti al post l’unica certezza che mi sento di sostenere è che ognuno di noi vede ciò che la propria conoscenza gli consente di vedere. Ovvero ognuno vede con la sua mente, più che con i suoi occhi. Purtroppo non vedo “scrittura”, ma simboli che si ripetono su molte altre pintadere conosciute.
Innanzitutto mi sorprende il diametro inusitato, 25cm contro gli 8-12cm delle “geometriche”.
Pintadera dunque gigante, ma il passaggio di scala non aggiunge particolari di nota.
Non possiede assi di simmetria, anzi la sua caratteristica sembra essere una libera composizione.
Partendo però da un diametro A-A che più di altri potrebbe segnare un ordine, assieme ovviamente al centro, si può scomporre la superficie in 5 parti. Una di queste contiene esattamente la sequenza di 5 chevron, il più significativo simbolo di auspicio vitale, di fertilità. 1/5 di pintadera dunque esattamente per 5 chevron.
Il 5 come numero che si ripete, ma 5 è il numero (2+3), somma del pari e dispari, maschio-femmina, che ricorre nelle altre pintadere, spesso esplicitato, addirittura con i numeri romani 2+3=5 in pintadere recenti (1600). E’ il simbolo per eccellenza di fertilità. Ricorre nei matrimoni e nei dizionari dei simboli è sempre associato all’unione matrimoniale.
Ancora, nell’ipotetica divisione pentagonale della pintadera, ci sono 13 bastoncelli che occupano due settori.
Ciò mi suggerisce un’altra suggestione. Questa volta forse anacronistica, ma 13 è un numero, come 2, 3, 5, 13 appunto della serie di Fibonacci, serie spesso richiamata da chi si è occupato di pintadere. L’altro formidabile simbolo di propiziazione, fertilità, energia, anch’esso ricorrente nelle pindadere sarde, sono i cerchi concentrici e le coppelle.
Per me dunque un carico di simbologia propiziatoria, comune alle altre pintadere, che servivano per marcare il pane delle feste, probabilmente di matrimonio. Tesi che sviluppo con molti riferimenti in “Sa ‘ena”, libro che finalmente, grazie all’editrice Condaghes, si sta stampando.
Le annotazioni che ho fatto sulla pintadera fotocopiata forse aiutano a chiarire le mie sintetiche osservazioni!

16 commenti:
Nell'intervista che feci a Nicolino De Pasquale, uscita su Paraulas n.28/2007, egli fa riferimento non solo alla serie di Fibonacci (come mi pare sottintenda anche Laner) ma "alla pintadera di Cagliari proveniente da Oristano".
Siccome non avevo la documentazione fotografica, non so se parlasse esattamente di questa pintadera.
Se così fosse, e potrebbe essere perché parlò di una pintadera "del tutto particolare", per De Pasquale vi "è descritto minuziosamente un ciclo fondamentale di 2412 lunazioni (195 anni), con la registrazione di tutte le eclissi di Sole che si verificano".
Tale ciclo, scoperto da George van den Bergh nel 1954, passa sotto il nome di "Trihex", ma egli decisamente vorrebbe rinominarlo come "Ciclo di Oristano", in omaggio appunto al luogo di ritrovamento della pintadera.
Di più non so dire, anche perché non ne accennò nelle sue conferenze, probabilmente per mancanza di tempo.
E gli agglutinamenti, caro Franco (finalmente ti sento di nuovo!) cosa ci stanno a fare? Alcuni segni sono legati, altri no. Perchè? No, permettimi, non si tratta di 'vedere con la mente', perchè allora tutto diventa opinabile, si tratta di vedere con gli occhi. I dati devono essere oggettivi e supportati da altri dati. I segni devono andare d'accordo con altri segni e ci deve essere una sintassi 'logica'. Solo che per capire quella 'logica' ti devi dannare e avere una pazienza infinita. Atropa ti ha fatto capire che c'è un 'lamed'. Cioè un segno con valore fonetico. Ma solo un 'lamed'? Pensaci un po' perchè il rebus non è matematico ma alfabetico- linguistico. Come sempre, del resto. Un'espressione formulare.
Il cinque? Lo hai individuato e come! Nel nuragico vuol dire una cosa precisa: la 'potenza' che dà la vita ed è quella taurina del sole (e della luna). Così è anche in etrusco ( che copia sicuramente la numerologia dei nuragici). Per dire 'potenza del padre (APA in etrusco) dio' essi scrivono così: 'cinque' del padre 'tre'. Guardati la simbologia dei sarcofaghi etruschi e i 'segni' curiosamente allusivi delle mani dei defunti. Ma puoi ricorrere, se vuoi, anche al mausoleo di Porsenna. In questo perchè conta tanto il cinque? E perchè nelle barchette nuragiche, che guarda caso finiscono nelle tombe etrusche, c'è la simbologia del 'nuraghe' con quattro lobi?
Ho segnalato la Pintadera a De Pasquale che mi ha riferito di non conoscerla, non l'ha mai studiata questa, chiedo ad Aba se ci sono altre immagini disponibili? saluti
Davide, si dovrebbe chiedere all' Antiquarium di Oristano: io (e non solo io)l' ho vista lì per la prima e ultima volta.A meno che non mi sia sfuggita durante l' ultima visita, ma non credo.
Franco, certo che c'è il 5 in quelle osrta di corna taurine una dentro l' altra, ma vicino ci sono anche 7 puntini a fianco di tre cerchi. E come puoi, scusa, ignorare un segno centrare come quel lamed, cui sembra ancorato l' intero sistema di segni di quel reperto?
La pintadera pubblicata da Aba m, non l'ho mai vista in nessuna pubblicazione, è autentica o è un falso?
Aba ci informa che l'ha fotografata in un museo l'antiquarium arborense, il fatto non esclude che sia un falso, basti pensare che gli archeologi F.Campus e V.Leonelli riportano nel loro libro una pintadera (quasi identica a quella di Torralba) che a loro dire doveva trovarsi nel museo di Villanovaforru, ma i curatori del museo (Badas e Perra) a pressanti richieste hanno detto che questa pintadera non esiste (una vicenda tutta da chiarire).
Che la pintadera "dell'arborense" abbia dei motivi simbolici non ci piove, è così composita che non si deve escludere che contenga anche delle lettere alfabetiche (al tempo delle pintadere (età del ferro) è ormai certo che nell'isola vi era chi scriveva).
direi che si dovrebbe chiedere al curatore del museo , del periodo in cui Aba ha scattato la foto notizie sulla sua provenienza.
saluti
mauro
da Franco Laner
Molto semplicemente e senza alcuna voglia di polemica, la pintadera per me è uno strumento di “benedizione”, di augurio, di propiziazione, che marca il pane, anche lui caricato di simbologia.
Carico ovviamente la pintadera di simbologia, ma non di visioni astronomiche, matematiche, fonetiche o epigrafiche.
Non voglio assolutamente confrontare le ipotesi di Sanna con quelle di De Pasquale, semplicemente farneticanti sulle pintadere, interpretate come “ruote del tempo”. Né le ritengo pallottolieri o strumenti per divinare cicli marziani o registri di eclissi. Soprattutto se si ragiona su di una pintadera unica, v. Torralba!
Ma non ritengo nemmeno di forzare la mia logica vedendo scrittura, né con la mente, né con gli occhi.
Nella decorazione della pindadere non necessariamente c’è sintassi. Ci può essere puro intento compositivo, estetico, senza causalità fra segni. E si compone con simboli condivisi e comprensibili.
Preferisco spesso la leggerezza estetico-compositiva, con l’impiego di simboli universalmente condivisi (chevron, coppelle, cerchi concentrici, spirali, croci, ecc. ecc.) alla strumentale forzatura a preconcetti.
Su Porsenna, conosco disegni interpretativi della sua tomba, dove 5 è dato da 4 piramidi,(punti cardinali, angoli delle terra…) e una più grande piramide centrale (axis mundi), semplice rappresentazione del cosmo. Quattro torri ai lati del quadrato (terra) e una torre centrale è da tutta letteratura sui simboli interpretato come rappresentazione cosmologica, vedi mandala, arte africana, templi,…e anche modelli così detti di nuraghi, nuraghi quadrilobati, ecc, ecc..
5 è in questo caso 4+1.
Diverso, molto diverso è il richiamo nelle pintadere -in molte pintadere- del 3+2.
Ma insisto. Vedo con la mente. Con gli occhi, al massimo, guardo!
Sono d'accordo sui concetti espressi da Gianfranco. L'interpretazione simbolica la lascio agli esperti, ma se guardo la "pintadera" vi dico quel che vedo: La testa di un gallo con una straordinaria e composita "cocorostra",
un grande occhio e diversi becchi.
Caro Franco, eppure devi 'forzarla quella 'logica' perchè, come la mia e quella di tutti, non è la logica di Dio. La possibilità che venga 'forzata', scardinata e abbattuta dipende da una 'logica' che si rivela o si può rilevare più logica della propria. Tu sei uno scienziato e lo sai meglio di tanti altri. Il fatto è che 'mentalmente' tu intuisci bene e dici quello che in effetti la pintadera 'grosso modo' è: "uno strumento di “benedizione”, di augurio, di propiziazione, che marca il pane, anche lui caricato di simbologia".Perfetto!. In un celebre romanzo scritto in sardo'Po cantu Biddanoa' di Benvenuto Lobina il narrante (lo stesso Lobina), dice che quando si sedevano a tavola e si trovavano (vado a memoria) di fronte al pane tondo ('tondo' bada bene) e biondo, c'era in lui bambino e in tutti un senso di colpa e di timore nel desiderio enorme quanto insano di farlo a pezzi e soprattutto di addentarlo: "si pariat de mossiai a Deus". 'Ci sembrava di mordere Dio!'. Pane e Dio a Villanova Tulo (e nel sentire di tutta la Sardegna) allora erano la stessa cosa. Il pane è simbolo massimo di Dio e fa il paio con il sole. E non è un caso che le pintadere 'moderne' sarde, che tu certamente conoscerai, continuino con i segni 'cristiani' (e non più pagani) di Dio. Ma talvolta il 'timbro' cristiano per il pane è quadrato o romboidale mentre le pintadere sarde nuragiche sono sempre tonde.Si è perso ad un certo punto il simbolo fondamentale, dato dal supporto, perchè non lo si riconosce più come tale.
Ma la cosa interessante, la più intrigante di tutte (la ammetterai spero), quella che solo i valori fonetici possono darti, è il poter individuare chi era mai quel Dio sardo antichissimo, con tanti simboli geometrici e numerici, che continua nell'età del bronzo finale e del ferro (non solo 'primo ferro'). Ora, le decorazioni 'simboliche' ti parlano di quel dio se già lo conosci e ne conosci la natura, mentre le lettere alfabetiche spesso ti danno anche il suo nome e i suoi appellativi. Queste ultime non ti lasciano nel vago. Ovviamente si tratta di dimostrarlo questo, per 'forzare' le logiche, quelle apparentemente d'acciaio e soprattutto quelle alle quali tutti umanamente vogliamo un bene dell'anima..
Sulla ipotesi De Pasquale non mi pronuncio perchè sai bene da tempo come la penso.
Caro Zedda,la pintadera di Oristano (o di Tharros?)è autenticissima, stai tranquillo, perchè solo i nuragici 'shardan' potevano averla concepita e fatta così, con quelle lettere alfabetiche lineari e pittografiche e con il loro particolarissimo modo scribale di scrivere 'a sa cua', 'a rebus'.
Ma forse ho detto troppo e, se continuo o scrivo l'articolo già pronto dall'estate scorsa, forse quella pintadera non la si troverà più.
Mauro, ich bitte dich. Quella pintadera l' abbiamo vista almeno in 3, dentro il museo. Non è che fosse riportata in un libro e poi mai trovata in un museo.E ti assicuro che non faccio uso di allucinogeni.
Non solo, era pure in un teca di vetro, quindi immagino che fosse tenuta piuttosto in considerazione. Il periodo è luglio 2010: io l' ho fotografata il 22, il mio amico il 28 luglio. Purtroppo non ho fotografato la didascalia perchè, come ho detto, mai più avrei pensato che la potessero togliere.
vi erano anche esposti, nello stesso periodo, alcuni reperti delle due mostre speciali di Aprile 2010: "Tubalkain, il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro (Genesi, 4, 22): nuovi dati sui metallurghi della Sardegna nuragica" e "Proteggi ‘bd’ figlio di šmšy davanti il possessore della bilancia. Un astuccio portamuleti fenicio dell’ Antiquarium Arborense e i rituali funerari egiziani di Tharros". Però non so dirti se la pintadera avesse qualcosa a che fare con essi: forse sì, perchè anche gli altri reperti non ci sono più, ma non ne sono sicura.
Ciao Aba, non dubito che tu l'abbia vista nell'antiquarium, volevo solo dire che dobbiamo cercare di capire da dove proviene, a presto
mauro
Sul discorso in questione vorrei far presente il principio che ci dovrebbe spingere tutti a costruire più che a distruggere, per quel che mi riguarda ho sempre ben presente il concetto che mi fece guadagnare un bel voto nell'esame di Geografia Umana,"Spazialità differenziale", di Yves Lacoste, che permette di applicare uno spirito critico in contesti differenti anche molto diversi fra loro. In questo caso vedrei bene dire ...eppur si muove..
cari tutti,
tenendo conto che se lo spillone di Antas , non l'avessi fotografato quanto Bernardini l'ha mostrato a Senorbì, non avremo avuto la possibilità di vederlo a trent'anni dal suo ritrovamento!!
non sarà il caso di fare una petizione per farci dire da quale sito proviene la meravigliosa pintadera che ha fotografato Aba Losi
saluti
Mauro
eh..calma calma. magari e' semplicemente esposta in qualche museo o basta chiedere all' antiquarium di Oristano. Qualcuno potrebbe andare ad informarsi, munito di foto?
@ Gigi Sanna da Franco Laner
Per Gigi Sanna,
mi scuso un po’ con tutti per la mia scarsa partecipazione al blog di Pintore, soprattutto quando intervengo con un pizzico di provocazione e poi magari non rispondo.
Prima perché sono spesso in giro -oggi ad esempio è stata una cosa allucinante con la nebbia e gli incidenti!- e sono sempre stanco e poi perché temo il blog come una droga!
Gigi, ammetto, ha molta pazienza con me che poco mi applico alla sua tenace ricerca. Però quando mi risponde associando il pane a Dio, al sole, e che mordere il pane è come mordere Dio, mi denuda l’anima e mi costringe a promettergli che prima o poi mi applicherò a veder lamed e sentire suoni!
Ritornando però alla Pintadera, non credo sia nuragica. Non solo per le dimensioni inusuali, ma soprattutto perché l’impianto è lontano dall’essenza delle pintadere geometriche (Torralba, Teti, Barumuni, Villanovaforru, Irgoli ed Isili) che oltre alla geometria posseggono la circolarità del tempo. La pintadera di Atropa sembra aver raccolto nella decorazione una serie di permanenze archetipiche, delle pintadere primigenie cioè. In questo senso l’osservazione di Mauro ci sta, non solo segni propiziatori, ma anche segni alfabetici.
Insomma per discutere, entrare nel vivo dell’argomentazione, capisco che non basti più qualche incursione estemporanea. Per tirar fuori qualcosa di decente è necessaria una cocciuta e sistematica applicazione che non ho! Però qualche volta mi vien voglia di piantare qua tutto e trasferirmi per un po’ di mesi in Sardegna, almeno per cercare di fare “indigestione” e farmi passare la voglia di nuragico!
Allora, prima di tutto sulle dimensioni:
mio marito mi dice che sará stata al massimo 20 cm; Piero forse
potrebbe dirci la sua opinione, dato che l´ha vista anche lui. Io
ammetto di non avere troppa cognizione e poi era da sola dentro una teca, quindi questo falsava un pó l´occhio (per lo meno il mio). Non
ricordo cosa dicesse la didascalia (cioé epoca esatta e luogo di
ritrovamento), ma ricordo l´espressione : pintadera nuragica. Forse non c´era molto di piú: in quel museo le didascalie sono a dir poco
carenti. Sebbene il personale sia molto gentile e disponibile e pronto
a rispondere ad ogni domanda.
Ma scusa Franco, se non é nuragica allora cos´é? se fai un
affermazione del genere, devi poi portare un´alternativa e con un
supporto comparativo. E´Fenicia? allora porta un esempio a supporto
(i.e. un reperto simile).
Quanto alle decorazioni: non ve ne sono, non é decorata, ma scritta in
alfa-numerico. Al massimo vi sono dei pittogrammi .
Sembri alludere al fatto che se non é nuragica allora é consentito che
vi siano segni alfabetici. Su questo Franco non commento, mi deprime
leggerlo e sentirlo; anzi mi fa arrabbiare. Dopo tutte le evidenze
alfabetiche da documenti nuragici che abbiamo portato. Mi viene
davvero voglia di far sciopero. Hai ragione " per discutere, entrare
nel vivo dell’argomentazione, capisco che non basti più qualche
incursione estemporanea". Infatti devi esserti perso tutti gli ultimi 20 o 30 documenti. Credi che stiamo giocando?
In una cosa hai ragione: l´impianto geometrico é lontano da quello di
altre pintadere, anche se vi sono delle simmetrie; non sono peró
quelle che evidenzi tu, tranne una che mi ha dato
un suggerimento (forse importante, non so, vedremo).
Da ultimo ma non da meno: quella é la Pintadera dell´Antiquarium di Oristano, non di Atropa.
Il Dr. Lucio Deriu, archeologo dell' Antiquarium mi ha spiegato il busillis.
Quella che ho fotografato era un ricostruzione di archeologia sperimentale, professionale ovviamente, di una pintadera da NURAXINIEDDU, trovata integra per il 70% e di prossima pubblicazione. Se il Dr. Deriu mi darà il permesso vi posterò la sua risposta per intero; dice comunque che "l’iconografia si presenta come un unicum nel panorama delle pintaderas". Per questo, Mauro, non ne hai mai visto una uguale. Comparirà in una prossima pubblicazione dell' Università di Sassari.
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