sabato 14 maggio 2011

Da Cantaru Ena nuove conferme sul protoromanaico

di Stella del mattino e della sera

Un informatore ci informa con una preziosa informazione: il documento di Pozzomaggiore non è l’unica testimonianza del protoromanico e chillossà quante ancora il destino vorrà regalarcene, a gloria imperitura di questa ineguagliata civiltà. Le cui propaggini scrittorie, ormai possiamo annunciarlo con estrema sicurezza, affondano non solo nelle miniere di turchese del Sinai – con scritte erroneamente ritenute in alfabeto protosemitico – ma anche nella Palestina, dove fino a ieri sera si riteneva che spadroneggiassero, nel II millennio a.C., il proto-ugaritico ed il proto-altro. Quando Guglielmo Maetzke descrisse la necropoli a enkytrismòs di età romana di Cantaru Ena (1), si stupì di trovare strani segni su alcuni ziri, ziri che lui attribuì al retaggio artigianale nuragico del luogo. I segni vennero ritenuti di nessuna importanza dai suoi colleghi, e nessun altro autore ne parlò in seguito. Adesso sono arrivato io: gli antichi abitanti della Sardegna non c'entrano niente(2). È il protoromantico, in tutto il suo splendore, che reclama ancora una volta il suo diritto ad esistere.

(1) MAETZKE G., FLORINAS (Sassari) - Necropoli a enkytrismòs in località Cantaru Ena, in “Notizie degli Scavi”, 1964, pp. 280- 314.
(2): ricordo a voi lettori il decalogo recitativo del mattino e della sera (io non c'entro, nonostante abbia il mio cognome). 1. Non leggere farneticazioni protonuragiche che gonfiano volumi di spazzatura; 2. Onora i segni potenti; 3. I nuragici scrittori? Nessuna prova; 4. Le presunte iscrizioni nuragiche sono semplici decorazioni usate sino al medioevo; 5. È probabile che i Nuragici non sapessero scrivere, ma che utilizzassero segni di altri alfabeti per diversi scopi che non sono però quelli della scrittura così come la intendiamo noi; 6. NOooo Il pugnaletto ad elsa gammata no!; 7. I nuragici erano un popolo contadino e non avevano bisogno di una scrittura per le necessità della loro vita; 8. Alcuni personaggi  giungono a fabbricare deliberatamente false "iscrizioni nuragiche"; 9. Come ben esplicitato in tutti i testi scientifici sulla civiltà nuragica, questa non ha mai conosciuto la scrittura 10. Gigi Sanna è una fiumana!

Caro collega, c'è un altro comandamento ad illuminare il cammino di certi archeologi sardi: “Nega sempre e non aver paura di dire il falso, se questo fa comodo”. Ce lo ricorda Marcello Madau cui è stato affidato il compito di presentare dieci volumi sull’archeologia sarda. Egli, nel solco della nouvelle vague archeologica che ha in Stiglitz il suo campione, recita il rosario sulla indefinita grandezza della civiltà nuragica: essa non ha bisogno “di falsi, scritture inventate (guarda caso, in oggetti sempre hors stratigraphie, fuori contesto) autodefinitesi scientifiche”. Il dogma del contesto come tutti i suoi fratelli non ha bisogno di essere dimostrato e, nella Religione madauiana, è circolare: ciò che non sta nel contesto non serve un tubo e ciò che si decide non serva è fuori contesto, anche se trovato nel suo contesto. Non sono io, caro Stella, a essere contorto: è questa Religione a non sollecitare la comprensione: è così e basta.
Il coccio di Pozzomaggiore, per dire, fu trovato nel suo contesto, la scritta del Nuraghe Aiga lo stesso, quella sul nuraghe Rampinu ugualmente, al pari della scritta in su Nuraxi. Ma non saranno questi esempi eretici a insidiare il dogma. Il contesto qui c'è. Sono le scritte a essere inventate o, come tu dici, ad essere attribuibili al protoromantico. Una volta, davanti a simili tentativi di imbrogliare le carte, mi inquietavo. Ora sento solo una profonda immarcescibile pena anche perché mi chiedo quanto camperebbero al loro posto di archeologi se, davanti al coccio trovato da un ragazzino nei pressi di Gerusalemme, avessero esclamato: “Pussa via tu, che sei fuori contesto”. [zfp]

10 commenti:

Atropa belladonna ha detto...

Hai finito di confondermi le idee già di sabato mattina?Non ci possono essere 11 comandamenti: al massimo 10 + un emendamento
Di tutti i 10 il mio preferito è il numero 5. Una storica frase che pronunciò Raimondo Zucca nel 2008, riprendendone una altrettanto storica di Rubens d' Oriano, di 6 anni prima:"Si tratta di un oggetto indigeno che imita i sigilli orientali, come è evidente dall'esame dei segni grafici che non sono altro che lettere alfabetiche fraintese".
Ora, se uno andasse a vedere la mostra Parole di Segni e vedesse quel sigillo, si renderebbe conto di quanto sia ridicola questa idea. C'è una lente,davanti, perchè è grande quanto l' unghia del mio pollice. I segni sono incisi con una precisione ed una maestria che a me hanno ricordato quei sigilli, altrettanto minuscoli, che vidi alla mostra di Stoccarda su Qatna, la città siriana che venne distrutta nel 1300 a.C.
Perchè darsi tanta pena per incisioni casuali, su un oggetto in miniatura? ma facci un fiorellino, un facile zigzag, un segno potente, una stellina..

Sarà meglio comunque che Marcello Madau mandi un errata corrige: attribuisce sos Zigantes al IX-VIII secolo, mi sa che la conferenza si Firenze abbia parlato di un paio di secoli prima. O il volume è già in stampa, 'cidenti?

Atropa belladonna ha detto...

P.S.: ovviamente non consideratemi, io sono poco affidabile, perchè non so neppure cosa significhi hors stratigraphie, espressione troppo raffinata per una campagnola!
Però posso raccontare un aneddoto (del resto non faccio altro, secondo alcuni) c'è un mio collega, nel dipartimento di fianco, che si è occupato degli scavi al mio paesello, abitato fin dal più antico Neolitico. Lui mi disse"Guarda, in paesi come il tuo, la stratigrafia bisogna considerarla con le molle: quando hanno costruito il castello, su una collina, hanno fatto pulizia e i reperti sulla collina, del neolitico, si sono accumulati ai piedi della collina. Così lo strato romano è stato trovato sotto quello neolitico!"

Adesso però, dopo lo scritto di Stella, sono dubbiosa

gigi sanna ha detto...

Nella miserrima e ridicola mostra di Cagliari presentata con un titolo ancora più ridicolo (l'alba dela scrittura in Sardegna è di almeno mezzo millennio prima!) sono stati persino capaci di essere reticenti sulla scrittura presente nel Museo Nazionale di Cagliari. Mostrare almeno quella!Ma la lametta aurea di Pirosu su Benatzu, almeno quel reperto, l'hanno guardato bene? E che cosa sono e a quale periodo appartengono quei segni alfabetici? Ma pensano davvero che i visitatori del Museo siano tutti degli imbecilli? Che credano che al di sotto delle cosiddette decorazioni a 'trecce e a perline' (sic!) ci sia il niente? Che buffoni!
Hai fatto bene Aba a rimarcare la frase del Rubens. Ieri l'ho citata a Sassari con grande ilarità dei presenti. Capisci lo scandalo scientifico? Il nome di Yhwh scritto da una scimmia nuragica. Questa, cara mia è la scienza strombazzata, la scienza degli epigrafisti della Domenica. E la bella è che quando rimarco le loro stupidate colossali si offendono anche! Mica ci pensano ad abbassare 'sa chighirista'!

Atropa belladonna ha detto...

Ma secondo te?! ma se non c' era neppure in mostra la stele frammentaria di Nora! a proposito, ne ho chiesto lumi, una settimana fa, al soprintendente Minoja-che ha personalmente curato la mostra. Ma ancora non mi ha risposto. Appena so qualcosa ve ne rendo partecipi.

Ma la mostra non era male, ho potuto vedere da vicino sia il sigillo che quello scarabeo di Tharros con tre lettere. Poi quel lingotto di piombo con 26 tacche e le microaccettine con segni (una ne aveva due, di segni), anche se non erano ingrandite, quindi si vedeva pochissimo.
Il problema erano le didascalie ed il testo di presentazione, vaghi e poco curati (tipo la 'aleph semitica, unica vocale espressa). Anzi alcune didascalie non c' erano proprio.

zuannefrantziscu ha detto...

Ho cominciato a leggere il primo dei dieci volumetti che La Nuova dedica ai "Tesori dell'archeologia", curati da Alberto Moravetti e già cadono le braccia. Della Grotta verde di Alghero si citano i "graffitti preistorici" rivenuti nel 1952 e le ceramiche trovate nel 1975 e nel 1979 dal Grup Espeleològic Alguerès. Nessuna parola del grande masso, pesante diverse tonnellate, recante evidenti scritte (http://gianfrancopintore.blogspot.com/2011/04/tranquill-questi-graffiti-stanno-bene.html).
In psichiatria è conosciuto il meccanismo della rimozione: è quello che allontana dalla coscienza desideri, pensieri o residui mnestici considerati inaccettabili e insostenibili dall'Io, e la cui presenza provocherebbe dispiacere.

Stella del mattino e della sera ha detto...

@Atry
per me il più bello è il numero 10: lo recito per tenere lontano lo tsunami, è scaramantico. GIGI SANNA è UNA FIUMANA! coniato da Massimo Pittau. Che, aproposito, a quanto pare è l' unico che avesse visto giusto col tempio di MP la distruzione delle statue, ha fregato tutti gli archeologi. Complimenti professore!

el-pis ha detto...

pro Gigi Sanna:
Ses essidu che Cantaru,
Ena de abba frisca
pro ti ghetare
in d'unu palinzu solianu isteremadu
dae su monte de su konnotu
pro kirkare
comente "fiumara"
cosas cuadas dae tempus
de sa CONNOSKENTZIA.

el-pis ha detto...

mi currezo:
FIUMANA non FIUMARA.

gigi sanna ha detto...

Fortzis andaiat menzus 'fiumara', ca tenzo perdas meda e aba pagu.
Ohi, ohi, frade meu! Prus fatzo trettu e prus abbaido in s'arena e in sa sa siccagna.

Atropa belladonna ha detto...

Certo che sul quel segno dalla necropoli di Cantaru Ena non si può dire molto, tanto più che c'è solo un disegno e nessuno può dire quanto sia fedele. Lo ziro sarà forse al museo di Sassari? però, una lettura da sabato-pomeriggio-che-sta-per-piovere, si potrebbe illusionare un Taw-Zayn-Toro (?). Se è scrittura latina, non lo so cosa voglia dire.
Nella daga di Lachish Simons, ancora nel 2011, dà quel segno complesso come unidentified, mentre Hamilton lo legge Dh, L (una doppia lettera).